La Nuova Sardegna

Olbia

LA COMMEMORAZIONE del iV NOVEMBRE

Insieme alle corone un omaggio ai morti del “Tripoli”

OLBIA. Un pensiero per i circa 300 morti del piroscafo Tripoli affondato nel 1918, qualche mese prima del 4 novembre celebrato ogni anno, e localizzato di recente da un cacciamine della Marina...

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OLBIA. Un pensiero per i circa 300 morti del piroscafo Tripoli affondato nel 1918, qualche mese prima del 4 novembre celebrato ogni anno, e localizzato di recente da un cacciamine della Marina militare a mille metri di profondita a Capo Figari. Lo ha espresso il sindaco di Olbia, Gianni Giovannelli, nel suo discorso in occasione della celebrazione della festa delle Forze armate e dell’Unità d’Italia, che dopo una processione per le vie del centro, un po’ più lunga del solito per evitare il mercatino, si è conclusa con la cerimonia davanti al monumento ai Caduti di via Redipuglia. C’erano tutti: autorità, corpi militari, associazioni d’arma, la banda musicale. Tre le corone di fiori da posare davanti al monumento che riporta i nomi dei tanti concittadini uccisi in guerra.

Mancavano però gli olbiesi, mai troppo attirati da questo genere di celebrazioni, soprattutto i giovani, probabilmente a causa del mancato coinvolgimento delle scuole. Così, oltre ai diretti interessati allo svolgimento della cerimonia, ai militari con la divisa tirata a lucido, a rappresentare la cittadinanza c’erano solo poche decine di persone, per lo più anziani. Mentre chi dovrebbe mettere a frutto il messaggio di questa giornata, e cioè i ragazzi, non c’erano. Il primo cittadino lo ha definito «un compleanno istituzionale» che dovrebbe servire a «suscitare una riflessione sugli ideali del vivere civile, ben rappresentati dallo spirito di sacrificio con cui tanti giovani servono la Nazione nelle Forze armate». Giovannelli ha ricordato che l’unità nazionale è stata raggiunta a prezzo altissimo, affermando che solo con la coesione e l’unità di intenti si superano le difficoltà (a livello locale il riferimento è anche all’alluvione) e la crisi economica.

Anche il parroco di San Paolo, don Gianni Satta, che la celebrato la messa, nell’omelia ha fatto un cenno al dramma vissuto dalla città quasi un anno fa, così come la disoccupazione e la crisi educativa, «moderni “nemici” che mettono in pericolo la convivenza, i quali si combattono – ha detto – anche sotto la spinta dell’eroismo di chi ha dato tutto se stesso rifiutando il giogo alla libertà».

Dopo la lettura del messaggio del Capo dello Stato e del ministro della difesa, la cerimonia di è chiusa con le sempre emozionanti note del silenzio che ha accompagnato la deposizione delle corone e l’inno nazionale eseguito dalla banda Mibelli. (apal)

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