“Evadere con l’Arte”, i detenuti abbracciano il territorio
TEMPIO. Sarà il carcere di Tempio-Nuchis, scelto in base ai risultati ottenuti dall’illuminata gestione della direttrice Carla Ciavarella, a rappresentare l’Italia nella settimana internazionale...
TEMPIO. Sarà il carcere di Tempio-Nuchis, scelto in base ai risultati ottenuti dall’illuminata gestione della direttrice Carla Ciavarella, a rappresentare l’Italia nella settimana internazionale della Giustizia riparativa, nella quale tra il 16 e il 23 novembre saranno organizzati in diverse città europee “pranzi riparativi” aventi per tema il futuro di questo modo di intendere la giustizia.
Il progetto è gestito dall’Università di Sassari con l’intenzione di creare un modello di “ristorative city”, in grado di coinvolgere tutta la comunità: scuola, famiglia, forze di polizia, comuni e associazioni, sull’esempio delle città riparative inglesi.
L’ intento, è quello di creare un legame interattivo fra il carcere e il territorio, promuovere benessere tra le persone e il sistema carcerario, stimolare un dibattito sullo sviluppo di comunità basate sulla gestione pacifica, responsabile e solidaristica del rapporto. Nell’ambito di questo importante programma, si inseriscono manifestazioni collaterali come quella promossa dall’ Associazione “Amici di Monica” che oggi, nei locali dell’ Ufficio Turistico di Piazza mercato, inaugura la mostra “Evadere con l’arte”, che resterà aperta e visitabile fino al 15 novembre prossimo.
Si tratta di un’esposizione di manufatti di vario genere, realizzati dagli ospiti del penitenziario, che rivelano doti artistiche non indifferenti. Piccoli capolavori realizzati con materiale povero ma con grande impegno e pazienza certosina. Una prima mostra di questo tipo era già stata realizzata nella primavera scorsa, ottenendo un grande successo.
Ed è quello che ha spinto la presidente dell’Associazione Paola Scano a ripetere l’esperimento, in questa occasione ancora più vario e partecipato. E’ stata proprio lei, aiutata dal marito nella sua attività di volontariato all’interno del penitenziario, a favorire la nascita di un laboratorio di bricolage dove i detenuti potessero trascorrere il tempo in maniera creativa e comunitaria.
L’esperimento ha avuto un successo tale che nel giro di due mesi i laboratori sono diventati cinque, grazie anche a quanti, come il falegname Benito Sanna o la ditta Ganau, hanno donato la materia prima per i lavori, che richiede comunque una grande quantità di altro materiale cui ha provveduto, a spese dei detenuti, la direzione del carcere.
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