Enzo Giagoni: vivo per aiutare gli altri
Il Premio Bontà al poliziotto che il 18 novembre di un anno fa nel disastro ha perso la moglie Patrizia e la figlia Morgana
OLBIA. Il dolore gli ha spezzato il cuore la notte del 18 novembre 2013, quando il fiume di via Belgio inghiottì davanti ai suoi occhi la moglie Patrizia e la figlia Morgana. Enzo Giagoni, agente di polizia, è caduto, si è rialzato e si è aggrappato alla vita con forza. E ha trasformato la sofferenza in speranza. Le lacrime per quelle due morti hanno nutrito la sua bontà, hanno fatto germogliare in lui il seme della solidarietà. Ecco perché Giagoni, segretario dell'associazione "Volontari piazza Spagna" ha ricevuto il “Premio bontà Antonio Degortes”. L'iniziativa, arrivata alla settima edizione, ogni anno premia gli uomini e le donne che meglio incarnano le qualità di Antonio Degortes, scomparso prematuramente nel 2006. Gli amici del giovane, Massimo Eretta, Renato Piccinnu, Rosario Mèlita, Pino Ambrosio, Marco Cossu, Domenico Appeddu, Enrico Derosas e Fulvio Contini hanno scelto Giagoni per la sua fragilità diventata generosità.
La motivazione. «Ha vissuto sulla sua pelle il dolore – si legge nella motivazione del comitato –. Lo ha affrontato e ha combattuto come un leone. Dalle lacrime è nato il seme della solidarietà, il desiderio di aiutare, di sostenere. E l'impegno sociale in favore delle famiglie in difficoltà provate dalla stessa esperienza che diventa comunione e si trasforma in solidarietà. Enzo Giagoni è il simbolo della volontà di non arrendersi. È il simbolo della voglia di andare avanti. E il simbolo del cambiamento. Enzo è ciò che ognuno di noi vorrebbe diventare. Un essere umano fragile, perché colpito in modo violento, ma abbastanza forte da porgere le braccia in avanti, in aiuto di chi vive la stessa fragilità. Un uomo capace di incarnare il concetto di solidarietà e generosità».
La commozione. Schivo, per niente a suo agio sotto i riflettori. Giagoni riceve il premio bontà con timida commozione. A consegnarlo il sindaco Gianni Giovannelli. «Mi sento onorato di ricevere il premio che porta il nome di Antonio e di essere paragonato a lui per bontà e impegno civico – dichiara –. Ringrazio il comitato , ma credo che in questo anno io abbia ricevuto più di quanto abbia dato. Sono una persona che ha sofferto, che ha vissuto un dolore immane, ma che grazie a tanti amici ha recepito un messaggio importante. Che qualsiasi evento possa colpire la tua vita devi trasformarlo in positivo. La mia missione oggi non è aiutare solo chi ha vissuto la mia stessa tragedia, ma tutte le persone che vivono momenti di difficoltà, di disagio. E il mio impegno continuerà. Il mio desiderio, la mia volontà, cresce ogni giorno. In questo modo voglio dare un significato a ciò che è successo».
L’allarme. Le parole del sindaco sono la certificazione di come in un anno nulla sia cambiato. «La città non è sicura _ afferma il primo cittadino –. I piccoli interventi, grandi perché realizzati con i pochi fondi a disposizione, non basteranno a scongiurare un secondo 18 novembre. Servono interventi più profondi, strutturali Se oggi succedesse quello che è accaduto un anno fa, anche in forma meno grave, non saremmo pronti ad affrontarlo».
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