Quei soldini mandati con i disegni dei bimbi
Tra Uras (dove l’alluvione ha cancellato tutte le strade rurali) e Terralba con 65 attività a rischio
INVIATO A TERRALBA E URAS. Quei soldini tirati fuori dal salvadanaio e messi dentro una busta e spediti a Uras. E poi i disegni: il sole, i giochini e le case. «Tra tutte le donazioni che volontari, associazioni, enti, banche, fondazioni, semplici cittadini sardi e di tutto il mondo ci hanno mandato, i denari arrivati da quella scuola elementare in Toscana mi sono rimasti nel cuore. Con i disegni». Gerardo Casciu è il sindaco di un paese – Uras –, ancora tramortito dall’alluvione. Due vittime, Vannina Figus, la pensionata che il 18 novembre, annegando nella sua casa travolta dalla piena che arrivava dal Monte Arci, aveva drammaticamente annunciato quale disastro stesse incombendo sull’isola. Il secondo morto è il marito di Vannina Figus, qualche mese dopo.
Nel paese dove molto è andato perduto, dove le strade rurali sono state cancellate come fossero state di carta e le aziende agricole lamentano danni per 10 milioni di euro, Casciu è l’emblema di una rabbia controllata. «Stato e Regione? Nulla, non è arrivato nulla. Il volontariato è stato l’unico raggio di sole». Nel conto aperto dal Comune sono confluiti 150mila euro. Ma la contabilità della solidarietà che si è messa in moto è più importante. «I fondi sono arrivati, come avremmo fatto? Serviva di tutto: dalle lavatrici ai mobili, alle balle di fieno ai libri. Per non parlare dei danni strutturali: la piazza Aldo Moro, che pensiamo di intitolare al 18 novembre, è stata ricostruita grazie all’Associazione degli chef sardi presieduta da Roberto Petza. Il cortile delle elementari lo ha rimesso in piedi il Banco di Sardegna, e poi la Caritas diocesana, e la Croce rossa, e i volontari, gli emigrati...». Chi ha potuto ha dato tanto, chi non poteva fare di più ha rotto il salvadanaio e ha mandato i soldini. Con i disegni.
«Per i danni alle abitazioni sono stati sollecitati risarcimenti per due milioni di euro, altrettanti per le attività produttive: 65 hanno chiesto rimborsi. Stessa cifra per i danni strutturali subìti dal Comune. Soldi pubblici? Ancora nulla, naturalmente». Pietro Paolo Piras è il sindaco di Terralba. Otto chilometri da Uras, la piena è arrivata in serata nella cittadina. «Questi sono i danni certificabili, dimostrabili. Per tutto il resto, nulla è rimborsabile». Ma anche qui, più dell’acqua ha potuto la generosità. «Al 7 settembre nel conto del Comune c’erano 124mila euro. 96mila li abbiamo già dati a giugno, 42mila erano vincolati a scopi particolari per espressa volontà dei donatori». Tra le donazioni, trattori e mezzi agricoli.
Resta il dato di fatto: un disastro di proporzioni straordinarie lasciato nelle mani dei volontari. Ma ora serve concretezza e progetti. E fondi: certi, immediati. Era un anno fa, il 18 novembre. Sembra ieri.
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