Quando la Regione scriveva: a Bitti nessun rischio idraulico
BITTI. «Segnalazione di elevato rischio idraulico all’interno del centro abitato». È l’oggetto di una corrispondenza intercorsa tra il Comune di Bitti e la direzione generale dell’assessorato...
BITTI. «Segnalazione di elevato rischio idraulico all’interno del centro abitato». È l’oggetto di una corrispondenza intercorsa tra il Comune di Bitti e la direzione generale dell’assessorato regionale ai Lavori Pubblici. Era l’inizio del 2011, e l’ufficio tecnico dell’amministrazione guidata da Giuseppe Ciccolini segnalava alla Regione la precarietà dei canali tombati che attraversano in lungo in largo il paese e convogliano a valle due corsi d’acqua, il rio Mannu e il rio Cuccureddu. Dopo l’alluvione del 18 novembre sappiamo com’è andata a finire, con alcune strade del centro crollate per il vuoto provocato dall’erosione di quei canali e numerose case dichiarate inagibili. Ma quando il Comune diede l’allarme preventivo, la Regione rispose che «Il Pai (piano assetto idrogeologico, ndr) non evidenzia problematiche di rischio idraulico nel centro abitato» di Bitti. E che i fondi disponibili, ai quali chiedeva di accedere l’amministrazione, erano esigui e disponibili solo per i centri abitati classificati a rischio elevato.
Il 18 novembre 2013 Bitti ha subìto danni per circa sedici milioni di euro, metà dei quali concentrati nel centro abitato. Cos’è successo a distanza di un anno? I danni maggiori riguardano la centrale piazza Asproni: dall’esterno sembra tutto in regola, ma in realtà potrebbe franare da un momento all’altro. Inagibile da subìto dopo l’alluvione, da qualche giorno è interessata ai lavori di rifacimento del grande canale tombato sul quale poggia. L’amministrazione ha a disposizione oltre 4 milioni per cinque interventi, tutti con la stessa finalità. I lavori sono stati appaltati a tempo di record, soprattutto considerando la media regionale nei casi di ricostruzione (vedi Villagrande e Capoterra). Ed è solo l’inizio di un percorso di messa in sicurezza del paese che si annuncia lungo e laborioso.
Ma come si vive oggi in un paese tra i più colpiti dall’alluvione?
«Si vive con la consapevolezza di una fragilità che pensavamo non fosse caratteristica di questo territorio», dice il sindaco. «Consapevolezza che induce alla prudenza e ad assumere atti di programmazione che permettano anzitutto di salvaguardare le vite umane e poi in secondo piano i beni di ciascun cittadino. L’acqua che da sempre è stata vissuta come un bene prezioso ora è un problema». Insieme al risanamento dell’abitato, Ciccolini ripone molte speranze nel parco regionale di Tepilora, appena approvato: «Sarà un’occasione per ripensare il territorio». (p.me.)
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