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IL CASO

I liquami invadono il “Manconi”

I liquami invadono il “Manconi”

Il problema si ripresenta: allagati spogliatoi, segreteria e pista

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TEMPIO. Per l’ennesima volta nel giro di pochi mesi l’intero stadio Nino Manconi, spogliatoi, sala segreteria, pista di atletica, il terreno di gioco sino al muro di cinta che lo separa dai campi da tennis, è stato inondato da una quantità enorme di liquami fognari, fuoriusciti da tutte le pozzette del campo, lunedì pomeriggio, durante un acquazzone neanche tanto forte e che non ha creato alcun altro problema in città. Insopportabile alla vista e all’odorato per la puzza nauseabonda che aleggia nell’intera area, lo spettacolo che è apparso al custode del campo, ai dirigenti e ai giocatori che all’indomani si sono recati allo stadio per l’allenamento.

Ai responsabili del Tempio, che mantengono sull’accaduto un inspiegabile silenzio, non è rimasto altro da fare che informare il sindaco che ha inviato sul posto un funzionario dell’ufficio tecnico comunale che, così come avviene ormai da quattro anni a questa parte, ha preso atto della situazione, assicurando un “pronto” intervento. Un intervento complesso, come spiegava Frediani il 23 maggio scorso, (dopo un’altra inondazione simile), reso ancor più difficile dalla ostruzione ormai di tutta la condotta fognaria a valle del rione di Funicedda che aveva trovato inizialmente sfogo, due anni fa, lungo vie sotterranee aperte dai liquami, nei campi da tennis comunali, una volta fiore all’occhiello della città.

Da un anno e mezzo la condotta ha continuato a ostruirsi sempre di più e oggi basta un acquazzone per fa scoppiare le condutture fognarie degli spogliatoi e quindi in rapida successione tutti i pozzetti presenti nello stadio. Il problema non è di poco conto non solo per una questione di sanità pubblica ( domenica fortunatamente il Tempio è fuori), ma anche per una questione di immagine. Due anni fa, nel corso di un incontro con il Castelsardo, l’ondata di liquami proveniente dalla fogna, durante il secondo tempo, inondò gli spogliatoi ospiti, costringendoo i giocatori del Castelsardo a scappare. Una figura barbina per la città, al cui ricordo ancora oggi ben presente si arrossisce. (a.m.)

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