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Olbia

Cinquestelle licenzia 5 giornalisti e 2 tecnici

Cinquestelle licenzia 5 giornalisti e 2 tecnici

Precipita la crisi dell’emittente tv del gruppo Iervolino. La Cisl: «Nessuna comunicazione al sindacato»

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OLBIA. Non c’è solo Meridiana all’orizzonte della crisi economica che sta attraversando lOlbia e la Gallura. Tra le tante piccole e grandi aziende in ginocchio, una appartiene alla quotidianità degli olbiesi, alle loro abitudini domestiche, al diritto sacrosanto all’informazione. È Cinquestelle Sardegna, la tv di casa in città.

«Un altro colpo durissimo per l'occupazione in Sardegna e l'ennesima conferma di una crisi ormai irreversibile per un settore strategico come quello dell'editoria». La Cisl Gallura interviene in merito al licenziamento di cinque giornalisti professionisti e di due tecnici dell'emittente privata olbiese. «Le lettere di licenziamento sono state inviate senza la minima comunicazione al sindacato – spiega Alberto Farina, segretario generale aggiunto della Cisl Gallura – un episodio che riteniamo gravissimo perchè durante questi anni da parte del nostro sindacato non è mai mancato il dialogo e ci siamo impegnati per garantire la sopravvivenza dell'azienda e il futuro dei lavoratori, attraverso l'utilizzo degli ammortizzatori sociali».

I dipendenti licenziati erano da quattro anni in cassa integrazione (alcuni a zero ore, altri al 50 per cento). Il titolare dell'emittente Cinquestelle, l'imprenditore Gianni Iervolino, inoltre, non paga gli stipendi da 6 mesi (nemmeno la quota a lui spettante dopo il ricorso alla cassa integrazione). L'effetto immediato dei licenziamenti è la chiusura delle redazioni di Sassari, Nuoro e Cagliari con un drastico ridimensionamento dell'informazione in un territorio già provato da pesanti tagli in tutti i settori.

I lavoratori della sede di Olbia continuano a lavorare in condizioni sempre più difficili per garantire la voce di un territorio che rischia di pagare l'ennesimo dazio a una crisi e alle mancate risposte delle aziende. «Denunciamo ancora una volta le responsabilità di Iervolino – sottolinea ancora Alberto Farina – che non ha messo in campo alcuna iniziativa, nessuna soluzione per risolvere la crisi della sua azienda. A pagare sono solo i lavoratori, gli unici che abbiano dimostrato un legame vero con l'azienda continuando a lavorare pur in assenza dello stipendio».

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