Agorà adotta una famiglia alluvionata
Raccolta di fondi per aiutare una sarda, vedova con figli e nipoti, che un mese fa nel disastro di Genova ha perso tutto
OLBIA. «Tra i primi angeli del fango arrivati in città per portare i carichi di aiuti, c’erano i genovesi. Tante persone che avevano vissuto il dramma dell’alluvione più di una volta e che volevano, ora, abbracciare e sostenere chi aveva perso tutto. Proprio come era già capitato a loro».
Il racconto, commosso, è di Anna Maria Chessa, presidente dell’associazione Agorà che, insieme a Caritas e Comune, gestisce il centro umanitario di via Canova. Ed è proprio a Genova, ancora devastata dall’acqua impazzita, che Agorà ha rivolto i suoi pensieri. «I genovesi, uniti a tanti altri cuori solidali provenienti da Ostia, Milano, Piombino e Biella, si sono precipitati da noi, subito dopo il ciclone, e hanno adottato tante famiglie olbiesi accompagnandole in un cammino di ricostruzione. Ebbene - prosegue Anna Maria Chessa -, quando noi dell’associazione ci siamo riuniti per decidere che cosa organizzare un anno dopo il ciclone, in memoria dei morti del 18 novembre 2013 e in ricordo di una giornata così terribile, abbiamo lasciato da parte eventi e manifestazioni e ci siamo concentrati su un’iniziativa mirata. E così, anche noi, abbiamo adottato a distanza una famiglia di origine sarda che vive a Genova. Si tratta di una donna rimasta vedova, dei suoi due figli e di un nipotino gravemente malato. Provengono da un piccolo paese del Goceano, ma da anni vivono nel capoluogo ligure. Con tanti sacrifici, avevano avviato un’attività commerciale nel centro di Genova, ma l’alluvione ha spazzato via tutto, provocando danni per oltre 150mila euro. Ci siamo mobilitati e abbiamo cominciato a raccogliere fondi prima all’interno del nostro gruppo di volontari e poi allargando ogni giorno di più la catena di solidarietà. Grazie all’interessamento del presidente del consiglio di circolo Roberto Ligioi e della dirigenza scolastica, siamo riusciti a coinvolgere le elementari di Santa Maria e Isticcadeddu, che non erano state risparmiate dall’alluvione. E poi si è mobilitata con noi anche la Chiesa evangelica di via Antonelli. Queste sono le tante conferme che arrivano da un’Olbia che ha una gran voglia di rialzarsi e di riprendersi in mano la propria vita. Ma che, nello stesso tempo, ha un cuore immenso e una capacità di dare infinita. Altrettanto infinito è il nostro grazie, che va a tutti coloro – ad esempio, un gruppo di emigrati sardi negli Usa – che hanno dimostrato generosità e sensibilità nei confronti di una famiglia della nostra terra che adesso deve trovare la forza di ricominciare. Anche con il nostro aiuto».
Ma Agorà non si ferma qui. L’adozione a distanza, per l’associazione, significa presenza continua. «E noi ci saremo ancora - precisa Anna Maria Chessa -. Abbiamo già fatto un bonifico, grazie ai soldi raccolti, ma vogliamo continuare a tenere per mano questa famiglia in difficoltà, così come tante altre hanno fatto con gli olbiesi che hanno perso casa e lavoro».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
