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Olbia

vandalismo in centro

I tre autori del raid si autodenunciano: siamo mortificati

OLBIA. «Una serata nata storta», «mi aveva appena lasciato la fidanzata»: sembra una scena di “The blues brothers”, invece sono i tentativi di spiegare la folle serata di cui si erano resi...

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OLBIA. «Una serata nata storta», «mi aveva appena lasciato la fidanzata»: sembra una scena di “The blues brothers”, invece sono i tentativi di spiegare la folle serata di cui si erano resi protagonisti nella notte di sabato resi al comando della polizia locale dai tre giovani protagonisti autori del raid vandalico, che hanno deciso di presentarsi alle forze dell’ordine accompagnati dai genitori, a poche ore dalla diffusione del filmato che li ritraeva in azione nelle vie del centro storico. Tutti ragazzi incensurati di buona famiglia e con un lavoro presso aziende private: due sono olbiesi, uno del Nuorese, età compresa tra i 20 e i 21 anni. Ma gli uomini del comandante Gianni Serra avevano già nomi e cognomi, grazie alle tante segnalazioni, addirittura una settantina, di cui dieci molto circostanziate, fornite da chi aveva visto le scene riprese dalle telecamere del sistema di videosorveglianza. La confessione spontanea sarà un elemento che alleggerirà la loro posizione, che resta pesante.

Si discono mortificati. Con una Golf nera ne avevano combinato di tutti i colori: auto danneggiate a calci, corse ad alta velocità, vie percorse contromano, stop “bruciati” con grave rischio. E ancora, hanno urinato e vomitato per strada, fatto che (insieme al comportamento incredibile) ha indotto a pensare a uno stato di alterazione psichica, che i tre però hanno negato. E dicono di non sapersi spiegare il perché di quanto hanno combinato. «Hanno anche detto di voler risarcire tutti i danni, senza cercare scuse – dice il comandante Serra – ma pur apprezzando l’atteggiamento abbiamo dovuto trasmettere all'autorità giudiziaria una circostanziata comunicazione di notizia di reato». I loro familiari erano affranti. Nel riconoscere il figlio dalle immagini, hanno avuto un colpo al cuore, sono stati momenti drammatici.

C’è chi – stimato dirigente di un’azienda del territorio – ha mostrato grande imbarazzo e ha affermato che mai si sarebbe aspettato una cosa del genere da un figlio educato secondo tutti crismi. Dice che non gli risulta che il ragazzo beva. Mai un vizio – ha spiegato –, appena diplomato avrebbe voluto un’auto, ma dal genitore ha ricevuto un prestito e l’assunzione nell’azienda di famiglia con lo stipendio di apprendista, da cui mensilmente veniva detratto quanto dovuto. Insomma, un’educazione esemplare. E questo accresce l’inquietudine per un fatto che lascerà per sempre una traccia (speriamo positiva) nelle tre famiglie coinvolte. (apal)

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