La Maddalena, più verde e meno cemento
Il nuovo Puc blocca le volumetrie, introduce l’agricoltura e punta sul turismo ecocompatibile: possibili 125mila metri cubi
INVIATO A LA MADDALENA. Inserimento per la prima volta di aree destinate all’agricoltura e turismo di qualità molto alta basato sull’ecocompatibilità. Ancora: stop alle nuove volumetrie nell’area urbanizzata, uso corretto del suolo, più verde nel centro. A Caprera non ci sarà spazio per un solo metro cubo. La nuova filosofia urbanistica dell’amministrazione comunale di La Maddalena per l’isola e per l’arcipelago regge su questi pilastri. Un’impalcatura disegnata nel Piano urbanistico comunale che rimodulando il precedente lo adegua al Piano paesaggistico regionale che ha ritrovato efficacia con l’amministrazione Pigliaru e al Piano di assetto idrogeologico. Lo strumento urbanistico di partenza era stato bloccato come tanti altri nell’isola proprio dalla giunta Soru nell’agosto 2004 per renderlo compatibile con quella nuova normativa regionale. «Ora abbiamo voluto mettere ordine dove ordine non c’era», è il cuore della nuova filosofia come la sintetizza l’assessore dell’Urbanistica Marco Bittu.
Gli abusivi. Lo studio del piano di adeguamento è stato presentato mercoledì pomeriggio in un’assemblea pubblica, nella sala consiliare del Comune gremita e alla quale non sono mancati tanti dei cittadini che rientrano nella mappa dell’abusivismo edilizio. Una spina nel fianco che non ha consumato i suoi effetti nell’aprile scorso, con le prime demolizioni ordinate dalla procura della Repubblica di Tempio. Il ritorno delle ruspe è già stato annunciato, ma l’amministrazione guidata dal sindaco Angelo Comiti ha lavorato per cercare di limitare i danni, muovendosi con l’obiettivo di «salvare il salvabile», orientandosi sulla riqualificazione degli edifici recuperabili (le cosiddette case sparse nell’area centronord dell’isola madre)attraverso la nuova zonizzazione. Ma inevitabilmente ci saranno alcuni casi senza alternativa all’abbattimento.
La trasformazione. Per La Maddalena e l’intero arcipelago si delinea una svolta. Non perché ci sia una passato di malefatte da cancellare ma per governare la trasformazione del territorio e dare finalmente impulso a una vocazione mai pienamente espressa: passare dalla città delle fortificazioni alla città del turismo, come ha sintetizzato l’architetto e urbanista Gesuino Corti, docente nell’ateneo di Cagliari e coordinatore dell’équipe che ha compiuto lo studio del Puc.
Gli alberghi. La novità affiora soprattutto sul versante della ricettività. Le nuove norme regionali non consentono strutture alberghiere distanti dal centro urbano. «Ma la criticità per noi – spiega Corti – è che ci sono alcune aree con destinazioni urbanistiche dal vecchio Puc situate nella parte nord dell’isola e si sceglie di riqualificare quelle piuttosto di realizzare nuovi volumi nell’abitato». I siti sono quattro a La Maddalena e uno a Santo Stefano: ciascuno potrà sviluppare 25mila metri cubi ma a due condizioni. La prima: assegnazioni solo con bando internazionale in modo da attrarre i migliori investitori del settore. Il secondo: gli insediamenti dovranno rispettare tutti i criteri di compatibilità ambientale sia nella qualità delle costruzioni e sia nell’affinità con le caratteristiche del territorio.
Il centro urbano. «Smettere di costruire non significa smettere di investire guardando alla qualità della vita», sintetizza il professor Corti nel suo giudizio sull’intero progetto urbanistico. Nel centro urbano non si costruirà più, salvo completare le pianificazioni precedenti. Nel versante interno destinato all’espansione saranno possibili volumetrie ridotte del 25 per cento rispetto alle cubature finora vigenti.
La popolazione. Un futuro di crescita che intreccia misure di contenimento, salvaguardia e valorizzazione supportate dai numeri. «Parliamo di un contesto sostanzialmente stabile negli ultimi vent’anni – analizza l’economista Lucetta Milani (università di Cagliari) – e che manterrà un andamento stabile nei prossimi dieci». Dagli undicimila abitanti si passa a una crescita di 443 unità nel 2013. Turismo contenuto ma importante nella qualità: 11.713 presenze nell’ultima stagione, ma con un tasso di ricettività piuttosto basso.
L’esordio dei campi. Nella proiezione turistica resta significativa l’attività terziaria (comprese le marinerie) e dei servizi ma per la prima volta nella pianificazione urbanistica vengono inserite le zone “E”, quelle riservate all’agricoltura, sconosciuta alla Maddalena benché i primi insediamenti nell’isola siano quelli dei pastori corsi a fine Seicento. Salvo qualche spicchio di terra prevalentemente orticolo e modeste presenze di bovini, più per la produzione di letame che per l’allevamento, null’altro, insomma, attività marginale, spiega l’agronomo Paolo Callioni. Un caso di rilievo a Santo Stefano, dove è stata recentemente rilanciata l’azienda privata Serra, che potrebbe ospitare un agriturismo. Per il resto saranno consentiti esclusivamente fabbricati-appoggio all’agricoltura sino a 60 metri quadrati.
Acqua e frane. Stranamente e gravemente escluso dal Pai, dal piano fluviale e dalla mappa delle frane, l’arcipelago non ha rischi idrogeologici, rassicura il geologo Fauso Pani.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google