La Nuova Sardegna

Olbia

Centro umanitario, in fila per un aiuto

di Stefania Puorro
Centro umanitario, in fila per un aiuto

Moltissimi olbiesi tra le persone che frequentano dormitorio e casa alloggio di via Canova. Presto il trasloco della mensa

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OLBIA. Un altro Natale in via Angioy, per la mensa dei poveri. Ma l’addio a quei locali, è ormai vicino. Perché il trasloco in un’ala del centro umanitario di via Canova (i lavori sono già cominciati) è previsto a gennaio. E mentre le volontarie del gruppo vincenziano si preparano ad addobbare e a creare un clima di festa in via Angioy per il 25 dicembre, tanti giovani, famiglie intere, uomini e donne senza lavoro, continuano a fare la fila per sedersi a tavola. In questo periodo si stanno somministrando una settantina di pasti caldi al giorno e, considerati i 34 posti a sedere, si fanno due turni a partire dalle 11,30 e sino alle 12,45. Tutti i giorni, sabato escluso, ma solo per mancanza di risorse e di volontari. «Quando ci trasferiremo all’interno del centro umanitario - dice Pinuccia Sini, responsabile del gruppo vincenziano da quattro anni - potranno pranzare contemporaneamente una sessantina di persone e, anche in quel caso, se sarà necessario, faremo più di un turno. Con la speranza di riuscire a coprire al più presto anche il sabato e, in futuro, pure la domenica».

I nuovi poveri che frequentano la mensa del gruppo vincenziano, ma anche il dormitorio (di cui si occupa la Caritas) o la casa alloggio ospitata al primo piano di via Canova (gestita dall’associazione Agorà) sono soprattutto olbiesi. «Famiglie, ma anche uomini e donne soli e senza occupazione per i quali, il centro umanitario, è diventato un punto di riferimento importante - precisa l’assessore ai Servizi Sociali Rino Piccinnu - , Qualche volta era venuto a dormire qui anche Roberto Soru, conosciuto da tutti come Robertino, rimasto ucciso dalle esalazioni di un caminetto nella casa abbandonata in cui si era rifugiato. Il nostro assessorato è stato molto vicino a Robertino: più volte gli avevamo anche proposto il ricovero nella Rsa, a totale spese del Comune: lo accettava per un po’, poi andava via».

Anche il gruppo vincenziano ha il cuore infranto per la morte di Robertino (era originario di Carbonia ma viveva da anni in città): «Lo abbiamo sempre assistito e seguito, ma lui, alla fine, sceglieva sempre la libertà». Un spirito libero che si faceva sì aiutare (tante anche le famiglie che gli volevano bene) ma che alla fine decideva autonomamente dove andare e dove trascorrere la notte. Come aveva fatto anche mercoledì scorso, scegliendo quella casa di via Fiume d’Italia, dove è passato dal sonno alla morte.

Con il ricordo di Robertino nel cuore, l’abbraccio della città verso i tanti poveri è sempre forte. E un enorme aiuto arriva proprio dal centro umanitario. «Ogni giorno - aggiunge l’assessore Piccinnu - il dormitorio si riempie. A tutti coloro che arrivano, forniamo lenzuola pulite, coperte, tutto l’occorrente per lavarsi. E al mattino gli ospiti possono fare anche colazione. Ogni posto letto è sempre occupato e questa è la dimostrazione che quello della povertà continua a essere un allarme sociale. Anche la casa alloggio è sempre al completo. Grazie alla professionalità e alla competenza degli operatori di Agorà, intere famiglie (soprattutto sfrattate) hanno a disposizione una sistemazione temporanea. E presto, con l’apertura della mensa del gruppo vincenziano all’interno del centro umanitario, l’assistenza che riusciremo a offrire sarà davvero completa. Un grazie di cuore, ovviamente, va ai Lions: sono stati loro a raccogliere i fondi che consentiranno di trasformare l’area che una volta ospitava la risonanza magnetica nella mensa dei poveri».

Una mensa, quella del gruppo vincenziano, che (anche dopo il trasloco), conserverà però la sua identità. 14 anni di storia fatta di pasti caldi, di solidarietà, di assistenza e di aiuti di ogni genere. «I Lions , a cui va la nostra infinita gratitudine - precisa Pinuccia Sini - ha messo da parte per noi 60mila euro e li utilizzeremo per far partire la nuova mensa. I lavori sono cominciati e sono impegnati professionisti qualificati. Ormai si tratta di qualche settimana e poi ci potremo trasferire in via Canova. E anche lì continueremo a portare avanti il nostro cammino di solidarietà».

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