Truffa dello champagne a processo
A giudizio il geniale arzachenese che “invecchiava” bottiglie di Moët & Chandon
ARZACHENA. Madame Nathalie Chasques, la responsabile europea per il gruppo dei marchi di lusso Moët-Hennessy, ha presenziato ieri mattina all’apertura del procedimento penale. La top manager parigina ha ribadito, al magistrato d’udienza – il galante giudice Gaetano Cau – l’intenzione della sua holding planetaria di costituirsi parte civile contro il “taroccatore” di champagne, l’arzachenese Daniele Frisciata. Un falso produttore di bollicine d’annata che piazzava, via Internet, rarissime bottiglie di nettare francese ricavate modificanto al computer etichette e tappi. Il processo è stato aggiornato al 15 gennaio prossimo, quando verranno sentiti gli investigatori che avevano scoperto l’inghippo grazie al meticoloso lavoro di un investigatore privato incaricato dalla Moët & Chandon di individuare il taroccatore sardo che confezionava bottiglie di champagne d'annata e le spediva in ogni angolo del mondo. Ogni "pezzo" taroccato veniva venduto anche a 20mila euro. Ma con quale trucco? Il giovane (assistito dagli avvocati Gerolamo e Filippo Orecchioni) acquistava bottiglie di champagne da 300-400 euro l'una e travasava il contenuto, dopo averlo riossigenato con uno speciale apparecchio, in un'altra bottiglia che invecchiava e impolverava. Una volta messo il tappo, il tocco finale: un'etichetta perfettamente riprodotta a garanzia di una bottiglia che a quel punto dimostrava davvero di avere 80 o 100 anni. Di queste etichette, i carabinieri di Arzachena ne hanno trovate a centinaia. Ma hanno anche recuperato molte bottiglie pronte per la spedizione.Ieri il patrocinante di parte civile, l’avvocato Sebastiano Chironi, ha depositato una memoria per conto della Moët & Chandon nella quale si attesta che il danno subìto supera il mezzo milione di euro.
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