La Nuova Sardegna

Olbia

Al Riesame la cellula olbiese di Al Qaeda

di Giampiero Cocco
Al Riesame la cellula olbiese di Al Qaeda

Il tribunale delle libertà di Cagliari esaminerà il ricorso dei tre arrestati a partire dal 13 maggio

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OLBIA. Il ricorso al tribunale del riesame di Cagliari avanzato dai legali dei componenti la cellula terroristica islamica sgominata a Olbia verrà discusso a partire da mercoledì prossimo, 13 maggio. Il primo dei presunti terroristi che chiede la scarcerazione ai giudici cagliaritani sarà Imitiaz Khan, il gestore del negozio “Mondo Bazar” di Olbia finito in cella con il cugino Wali Sultan KHan, ritenuto a capo della cellula di Al Qaeda scoperta dalla Dda di Cagliari e dagli uomini della Digos di Sassari. L’indagine, avviata nel 2005 dopo la scoperta di un’auto con tracce di esplosivo condotta da ambulanti pachistani al porto di Olbia, ha portato in cella dodici presunti affiliati all’organizzazione terroristica di Osama Bin Laden tra i quali Siddique Muhammad, il terzo uomo finito in cella nell’isola. Gli avvocati Luca Tamponi e Antonio Meloni che assistono i pachistani finiti in carcere nel corso del blitz organizzato, due settimane fa, dai magistrati della Dda stanno completando le loro argomentazion i difensive per contrastare, davanti ai giudici, il canovaccio accusatorio che ha portato in cella i loro assistiti, oltre agli altri componenti la “cellula italiana” di Al Qaeda. Le accuse mosse contro il gruppo vanno dalla strage del 2009 al mercato Meena Bazar di Peshawar, dove morirono oltre cento persone tra uomini, donne, anziani e bambini, all’omicidio plurimo, passando per il favoreggiamento e organizzazione dell’immigrazione clandestina e l’ideazione, nella base olbiese di via Spensatello, di azioni terroristiche ispirate al fanatismo islamico di Al Qaeda, il gruppo fondamentalista del defunto Osama Bin Laden. Anche ieri l’avvocato Luca Tampo si è recato nel penitenziario di Nuchis per parlare con i suoi assistiti, primo tra tutti Wali Sultan Khan, il leader isolano della comunità pachistana presente in Sardegna e ritenuto, dagli inquirenti, a capo della cellula terrostistica islamica in Italia. «Il mio assistito – ha spiegato l’avvocato Luca Tamponi – e i suoi due connazionali sono consapevoli delle gravissime accuse che sono state loro contestate, e ne sono fortemente preoccupati. Nel respingere ogni accusa di associazione di stampo terroristico tutti si dichiarano del tutto estranei ad ogni forma di violenza, che può essere testimoniata da centinaia e centinaia di persone, e non soltanto loro connazionali».

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