La Nuova Sardegna

Olbia

Il pastore di don Verzè: «Io da qui non vado via»

di Giampiero Cocco
Il pastore di don Verzè: «Io da qui non vado via»

Luigi Mulas, al quale è stata tagliata la corrente elettrica, deciso a resistere «L’impegno sottoscritto con il fondatore del San Raffaele è sempre valido»

3 MINUTI DI LETTURA





OLBIA. Don Luigi Verzè, nel suo testamento, scrisse: «Io di mio non lascio niente, perché di mio non ho mai avuto niente. Lascio problemi». Nulla di più vero e profetico, stando all’epilogo che sta per avere la sua avventura turistico-sanitaria in terra sarda dedicata all’Hotel Don Diego e all’ex San Raffaele, il polo sanitario diventato Mater Olbia. Il problema, all’indomani dell’inaugurazione ufficiale e del passaggio di immobili e terreni alla Qatar foundation, è piovuto tra capo e collo al servo pastore di Gergei, Luigi Mulas, la vera vittima di quell’ipotizzato raggiro (ancora da chiarire) portato avanti dal ploaghese Alessandro Marini e soci. Secondo l’accusa, un sodalizio di millantatori sui quali, infatti, indaga la procura di Tempio.

I problemi di Luigi Mulas, dal 1994 custode di uno degli ingressi, quello ad est, delle tenute acquistate dalla fondazione Monte Tabor che faceva capo al prete imprenditore nascono dall’ingenuità con la quale, per anni, ha portato avanti il suo lavoro non retribuito per conto del defunto prete imprenditore. Don Verzè aveva più volte rassicurato Luigi Mulas che da quella casupola sulle alture di “Chentu Accas” non lo avrebbe sradicato mai nessuno, e il servo pastore aveva fatto tesoro di quelle parole, volate nel vento subito dopo la morte del sacerdote. Il giorno successivo alla cerimonia di apertura del cantiere Mater Olbia l’energia elettrica che alimentava il motore del pozzo e illuminava la casupola abitata da Luigi Mulas è stata tagliata. L’uomo, infatti, da sempre utilizzata una linea di cantiere, non avendo mai provveduto ad intestarsi una utenza privata.

«Non mollo, resterò qui, con le mie bestie (un piccolo gregge di pecore), quattro cani, tre gatti e l’orto che, senza acqua, finirà rinsecchito. Me l’ha detto don Don Verzè», ribadisce l’uomo, ancora convinto che le parole del sacerdote imprenditore abbiano un valore da impegnare nell’impresa economica appena sottoscritta tra Vaticano, Governo italiano e i fondi sovrani del Qatar. Luigi Mulas si sta già attrezzando di gruppo elettrogeno, anche se non sa ancora come sostenere i costi per il carburante necessario a far funzionare il generatore di corrente. Di giorno c’è la «luce di Dio», il sole che lo aiuta, di notte si sta arrangiando con le candele. Resta invece spento, per cause di forza maggiore, l’unico intrattenimento che l’uomo si era permesso, un Tv a cristalli liquidi acquistato impegnando parte delle liquidazione e pagato con le mini rate di una finanziaria. E dire che, non molto tempo fa, qualcuno (non ha voluto rivelare chi) gli aveva promesso, in cambio del rilascio della casupola che occupa ininterrottamente dal 1994, un appartamentino a Olbia e un posto di lavoro. Tutto sfumato dopo l’irruzione a gamba tesa di Alessandro Marini il quale, venti giorni fa, gli fece firmare davanti ad un notaio di Macomer un atto nel quale cedeva i suoi presunti diritti di usucapione (tutti da riconoscere) in cambio di una serie di promesse, tra le quali un posto di lavoro e una villetta al posto dell’attuale casupola. La parola fine nella vicenda che coinvolge Luigi Mulas, 55 anni, il servo pastore che dal 1994 fa da guardiano non retribuito all’ingresso est delle tenute dell’ex San Raffaele, deve ancora essere scritta. «Io da qui non mi muovo», ha detto ieri l’uomo, che conserva gelosamente un misterioso numero telefonico al quale chiamare in caso di emergenza.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Maltempo

Meteo Giuliacci, ciclone in arrivo: piogge intense e temperature in picchiata

Le nostre iniziative