Il suocero: «Non l’ho picchiata»
Interrogato dal gip il nomade bosniaco in carcere per aver bastonato la nuora
OLBIA. H.A., il nomade di 52 anni finito in cella per aver massacrato di botte la nuora, rea d’aver battezzato il figlioletto di 4 anni con rito cattolico, ha respinto ogni accusa. L’uomo, detenuto nel carcere di Bancali con le accuse di maltrattamenti in famiglia e lesioni personali gravi continuate si è detto del tutto estraneo alle accuse che gli muove la giovane nuora, moglie di uno dei suoi tredici figli.
Ieri, nel corso dell’interrogatorio di garanzia davanti al gip del tribunale di Tempio Marco Contu, H.A. ha spiegato che non può essere accusato di odio religioso «in quanto tre dei miei figli sono stati battezzati nella fede cristiani e altri cinque con rito ortodosso, chiesa alla quale ho aderito anche io oltre venti anni fa, quando il vescovo romeno di Alghero mi battezzò». H.A., che vive su un terreno privato vicino al campo nomadi di Conca Onica, ha spiegato, a sua discolpa, di essere un «commerciante di rame», che vive di espedienti e di frequentare, con i suoi numerosi familiari – due mogli, tredici figli e una madre di 92 anni, l’unica ad essere di fede musulmana – la mensa della Caritas. «Io non picchiò le donne, è contro la regole della mia etnia, non troverei mogli per i miei figli», ha spiegato l’uomo nel corso dell’interrogatorio che si è tenuto al tribunale di Tempio nel pomeriggio di ieri, alla presenza del difensore di fiducia, l’avvocato Paola Milia. L’uomo, finito più volte in carcere per reati contro il patrimonio, ha sostenuto d’essere stato accusato dalla nuora «perchè la ragazza vuole ritornare dai suoi familiari», e non certo per motivi di carattere religioso. Il bimbo che la donna ha avuto dal figlio del bosniaco, un ragazzino di quattro anni, avrebbe perso diversi denti denti durante la furibonda lite scoppiata nel campo nomadi gestito dal bosniaco. Anche questa circostanza, che la ragazza aggredita sostiene sia dovuta all’accidentale caduta del bimbo durante il pestaggio, è stata respinta da H.A. «Il bambino è caduto alcuni giorni fa al McDonald del centro commerciale Auchan di Olbia – ha sostenuto il bosniaco – e sono in tanti a poterlo testimoniare». La ragazza e il suo bambino, una volta dimessi dall’ospedale, sono stati trasferiti dai carabinieri in una località segreta, lontano dall’isola. Il difensore ha chiesto per l’uomo la misura degli arresti domiciliari, istanza alla quale si è opposto il pubblico ministero Roberta Guido.
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