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Olbia

Olbia, il vecchio cimitero di San Simplicio verso il recupero

Dario Budroni
Il vecchio cimitero di San Simplicio
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Il vecchio cimitero di San Simplicio

Un pezzo della storia cittadina che occorre salvare. Il primo passo del Comune sarà sottrarlo all’incuria

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OLBIA. Si nasconde dietro una palazzina malandata. Dove erbacce ingiallite lo trascinano da sempre nel dimenticatoio della città. L’ex cimitero di Olbia, che sorge a pochi passi da San Simplicio, in cima a una collinetta circondata da una recinzione di metallo, è un pezzo di storia che adesso l’amministrazione vuole salvare. «La nostra intenzione è assolutamente questa. È un monumento importante che si trova in una zona ricca di storia» dice il sindaco Gianni Giovannelli. Si vuole dunque donare nuova vita a quella che per decenni è stata la casa del sonno eterno di migliaia di olbiesi. Un cimitero costruito attorno al 1830, in seguito a un regio decreto che imponeva la sepoltura fuori dal centro abitato. Ed è così che fu individuata la collinetta di via Fera, un tempo al di là del perimetro della vecchia Terranova.

Il recupero. L’obiettivo è innanzitutto quello di salvare il cimitero dall’incuria. In futuro potrebbe anche essere reso fruibile. Se ne era già parlato nel 2012 durante i lavori dell’Urban center, che stavano per comprendere pure il sito di via Fera. Poi non se ne fece più nulla. Ma adesso è proprio dal progetto dell’Urban center che risorgerà l’antico monumento. «È in programma un intervento di restauro conservativo per salvaguardare l’esistente – spiega Gianni Giovannelli –. Nei progetti relativi all’Urban center erano previsti 97mila euro per il restauro del cimitero. Risorse ancora disponibili. Ora siamo in fase di definizione con la Soprintendenza, poi la ditta Gedi, la stessa che ha realizzato piazza San Simplicio, potrà iniziare i lavori. Contiamo di terminare il tutto in tempi brevi».

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La storia. Tra i migliori conoscitori del cimitero c’è Antonio Careddu, architetto e attento studioso del sito. «Un tempo gli olbiesi venivano sepolti nelle cripte di San Paolo. I più poveri venivano interrati un po’ dove capitava – spiega l’architetto –. Dopo il decreto, però, anche l’Olbia di allora dovette adeguarsi. Quindi il cimitero fu costruito su questo cocuzzolo fuori dal centro abitato, che dopo quello di San Simplicio risulta essere il più alto della zona. Per costruirlo hanno utilizzato anche blocchi delle vecchie mura puniche, più altri blocchetti di granito. Tutti legati con calce idraulica. Il cimitero fu utilizzato per qualche decennio e in seguito abbandonato».

La struttura. Il monumento ha il curioso aspetto di una chiesa. «Ricorda il cimitero di Pisa, ovviamente con le dovute proporzioni. Forse chi lo ha progettato ha preso spunto da quello», continua Antonio Careddu. La pianta del vecchio cimitero è di forma quadrata. Ci sono tre navate, delimitate da imponenti archi. Secondo Careddu le navate laterali un tempo erano coperte da un tetto di travi e tegole. Poi esisteva una cappella, unica parte intonacata e pavimentata, e ancora oggi è visibile un altare. «La struttura è buona, il cimitero è ben fatto. Ma bisogna intervenire presto, alcune porzioni sono instabili» aggiunge Careddu.

La sepoltura. Il cimitero ha soprattutto due cripte con la volta a botte. È proprio lì che venivano sepolti gli olbiesi. «Venivano avvolti in un telo e poi calati dalle botole. Senza cassa. Veniva sparsa solo un po’ di calce. Possiamo immaginare l’odore» continua l’architetto. Fino a qualche tempo fa le cripte, luoghi bui che hanno incuriosito tante generazioni di olbiesi, ospitavano ancora femori, teschi, costole. Ossa trasferite circa 3 anni fa nell’ossario del cimitero di via Roma. «Ma alcuni si fecero costruire delle tombe nella parte superiore, magari i più benestanti – conclude Careddu -. Mentre davanti all’altare si svolgevano i riti funebri».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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