La Regione: lavoro, il futuro dei giovani è la formazione
Ha fatto tappa in città il tour sui finanziamenti europei L’assessore Mura: «La Gallura è la provincia più dinamica»
OLBIA. In Gallura chi perde il lavoro lo ritrova più facilmente. Il nordest dell'isola si conferma, nonostante la crisi che ha travolto anche Olbia e il suo hinterland, la provincia delle grandi opportunità lavorative. O comunque quella che ne offre di più. Ad affermarlo è l'assessore regionale al Lavoro, Virginia Mura, ieri al museo per far conoscere ai cittadini gli interventi realizzati attraverso i finanziamenti Por 2007-2013 del Fondo sociale europeo. «Le mie non sono impressioni ma numeri – ha spiegato l'esponente della giunta Pigliaru –. I dati del Sil, il sistema informativo del lavoro, ci dicono che la Gallura, soprattutto la zona di Olbia, è la più dinamica dell'isola, è la terra che dà più opportunità. La crisi c'è anche qui, è innegabile, non stiamo parlando di eccellenza, ma incrociando i numeri di cessazioni e avviamenti ci si rende conto che in questo territorio la situazione non è stagnante come in altri».
Virginia Mura era a Olbia per parlare di politiche attive per il lavoro, un'ultima tappa di un tour che ha toccato tutta l'isola. «Il lavoro è una delle grandi emergenze della Sardegna – ha spiegato l'assessore alla platea formata da cittadini e amministratori –. Noi stiamo cercando faticosamente di modificare la situazione che abbiamo trovato, dare una risposta alle tantissime persone che hanno perso il lavoro. Grazie al Fondo sociale europeo stiamo cercando di invertire la rotta, passando dalle politiche passive, quelle che nel corso di questi anni non hanno prodotto alcun risultato, a quelle attive».
Dunque, per il futuro, per i Por 2014-2020 (che hanno subito una pesante riduzione di 300 milioni di euro), la Regione intende cambiare strategia. Puntando soprattutto sulla formazione che si rivolge ai giovani, alle donne, ai disoccupati, agli inoccupati. «La formazione – ha aggiunto la Mura – non può essere concepita come una sorta di ammortizzatore sociale. Occorre tenere conto del fabbisogno di competenze richiesto dalle aziende per adeguare i percorsi formativi dei lavoratori e consentire loro di acquisire le professionalità richieste dal mercato. La Regione vuole impedire che le imprese si rivolgano altrove perché in Sardegna mancano le figure professionali. Con gli strumenti che stiamo mettendo in campo, quali le politiche di flexicurity, il sistema della formazione potrà adeguarsi in modo più efficace alle reali esigenze del nostro tessuto produttivo».
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