Croce Rossa, polemiche senza fine
Numerosi alluvionati contro la graduatoria: «Una violenza peggiore di Cleopatra»
OLBIA. Non si placano le polemiche sulla graduatoria della Croce Rossa. Su quei fondi, raccolti in tv con gli sms nei giorni successivi all’alluvione, in tanti, forse troppi, ci speravano. È il caso di Luigina Spano, che il 18 novembre in via Amba Alagi ha perso tutto. In totale i danni ammontavano a circa 50mila euro. Invece, per la Croce Rossa non va oltre il 564esimo posto su 598. «Per me questa è una violenza peggiore della stessa alluvione – attacca –, perché la forza della natura non si può contrastare, ma le decisioni dell’uomo sì. Dopo un anno e mezzo sono ancora accampata, ma vengo penalizzata solo perché sono una donna sola. Come se i miei danni avessero meno valore. Vorrei sapere come hanno fatto a stilare una simile graduatoria. Mi viene da pensare che abbiano considerato solo i nuclei familiari, a prescindere dai danni subiti. È una vergogna, siamo alluvionati di serie C».
Ma è il caso anche di un gruppo di famiglie residenti tra via Bellini, via Monteverdi e via Verdi, cioè una delle zone più compite dall’alluvione. «Alla Croce Rossa vorrei chiedere spiegazioni su evidenti disparità di trattamento tra alluvionati – dice Marcella Serra – siamo di fronte a un’ingiustizia. Perché ad alcuni 9.000 euro e ad altri 1.400?». Sente odore di beffa anche Antonia Manzoni, tirolare di un panificio a San Pantaleo e residente in via Bellini: «L’alluvione ha distrutto la mia casa, eppure sono penultima nella graduatoria. Ma quali parametri sono stati utilizzati?». Anche peggio è andata a Giovanna Francesca Panzolini: casa distrutta ma è fuori dalla graduatoria. Per lei non c’è neanche un euro.
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