La Nuova Sardegna

Olbia

L’imposta di soggiorno scatena la rivolta

di Antonello Palmas
L’imposta di soggiorno scatena la rivolta

La denuncia di Forza Italia: bloccato un blitz in commissione, venerdì la discussione in aula. Furibondi gli albergatori

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OLBIA. La tanto criticata imposta di soggiorno riappare improvvisamente sulla scena politica olbiese e sarà discussa nella seduta del Consiglio comunale di venerdì. E non è scontato che abbia la strada spianata. La notizia che il piccolo ma odiato obolo (che ogni turista ospitato in albergo dovrebbe versare giornalmente e sino a un massimo di 7 notti consecutive alle casse comunali) potrebbe diventare realtà già dal 10 luglio arriva dal gruppo consiliare di Forza Italia, che ritiene di avere per ora sventato un blitz della maggioranza, avvenuto in commissione bilancio. E ieri mattina ha indetto una improvvisa conferenza stampa, cui hanno partecipato anche gli albergatori, che – spiegano – da questa iniziativa avranno l’onere di fare da esattori.

Racconta il capogruppo Fi, Marco Piro: «In commissione erano previsti altri punti, a fine seduta tra le varie ed eventuali ecco sbucare il regolamento per la disciplina dell’imposta di soggiorno, portato dall’assessore al bilancio Ninni Chessa. Io, Sanciu e Cocciu, contestando il metodo e approfittando dell’assenza di due commissari della maggioranza, abbiamo bloccato il tentativo. E la discussione in aula comporta a questo punto un vizio procedurale». Piro afferma di non essere concettualmente contrario, ma che il problema è di metodo: non si possono cambiare le regole a stagione in corso. Tra l’altro si mette in concorrenza il settore alberghiero con i Comuni limitrofi che non adottano l’imposta». Il Comune – calcola – dovrebbe incassare 1.5-1.6 milioni.

Fabio Fiori, presidente dell’assoalbergatori di Olbia, è furibondo: «Siamo allibiti, una cosa del genere va concertata, è un fatto gravissimo. Ci chiamano per ogni piccolezza, ottengono collaborazione in tutto e poi ci lasciano fuori su una cosa tanto importante». Parla di “follia” Ramona Cherchi, vicepresidente di Federalberghi Gallura: «Abbiamo booking pieni sino a ottobre, non possiamo chiedere ora un’imposta dopo che nei contratti abbiamo scritto “non si applica”, rischiamo di essere denunciati per truffa. E’ un danno di immagine incalcolabile». E il rischio è che gli albergatori siano costretti a pagare di tasca l’imposta, a prezzo di qualche posto di lavoro tagliato. Una nota di Paolo Manca, presidente di Federalberghi Sardegna lo si definisce «un balzello che rischia di vanificare gli sforzi per promuovere la destinazione Sardegna». Pietro Carzedda, coordinatore Fi, parla di «ritorno del turismo olbiese all’anno zero grazie all’incapacità amministrativa di questa maggioranza», mentre Tiziano Pinna taccia la giunta di “confusione”.

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