La Nuova Sardegna

Olbia

la vittoria del bando per le concessioni

Cozze, momento storico per il settore ma il Cmo guarda già avanti

di Antonello Palmas

OLBIA. Mancano solo gli accertamenti burocratici, ma per il settore delle cozze il dado è tratto: il Cmo, il consorzio molluschicoltori di Olbia, ha vinto il bando regionale per l’aggiudicazione...

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OLBIA. Mancano solo gli accertamenti burocratici, ma per il settore delle cozze il dado è tratto: il Cmo, il consorzio molluschicoltori di Olbia, ha vinto il bando regionale per l’aggiudicazione delle concessioni marine. E ora può davvero guardare avanti. «Le reazioni tra i nostri soci sono molto positive – dice il presidente Mauro Monaco – anche se il via libera definitivo (siamo a ridosso di agosto) dopo i pareri di conformità di una serie di enti, come agenzia delle entrate, assessorato all’ambiente o genio civile, credo arriverà a settembre. A quel punto scatta la terza fase, cioè la firma: si tratta di depositare una polizza fideiussoria di 300mila euro a favore della Regione, a garanzia dell'integrità delle aree qualora dovessimo abbandonarle in cattivo stato dopo 15 anni, ipotesi praticamente impossibile, ma tant’è. Una fase molto onerosa che ci costa un valore quasi pari alla concessione stessa».

A quel punto il mare entrerà tecnicamente in possesso del Cmo, che nel frattempo lavorerà per redigere un regolamento interno, il cuore della sua attività, che dovrà essere approvato in assemblea: «Ci diamo delle regole che dovremo rispettare – spiega Monaco –. All'interno ci saranno anche le assegnazioni per quote degli specchi acquei ai consorziati . Ci sarà un piano di investimenti per la ristrutturazione dei vecchi impianti e per l'installazione di nuovi. Che significa riorganizzare l'intero sistema produttivo. E poi ci saranno altre attività accessorie ma fondamentali: far ripartire il marchio Igt della cozza di Olbia; creare rapporti con i centri di ricerca per sviluppare l'ostricoltura; chiedere la classificazione del golfo di Olbia anche per tutti gli altri frutti di mare come arselle, bocconi tartufi: questo permetterebbe di regolarizzare tanti lavoratori la cui posizione ora non è chiara, consentendo di creare anche nuovi posti di lavoro».

Una rivoluzione che non può avvenire in un amen: «Ci siamo dati un arco di tempo di 3-5 anni per mettere a regime il progetto. Nel frattempo abbiamo fatto un po' di promozione (partecipazione a Slow fish e a Fermento sardo, giornata Slow food a Sa Marinedda, sempre con successo, mi pare): giusto farlo, non siamo fantasmi, così abbiamo anticipato quello che andremo a fare in maniera più strutturata nel tempo, tra l'altro pensando anche all'apertura di nuovi mercati, dato che prevediamo di avere più prodotto. Sono tutti molto soddisfatti e ci si attende un impatto notevole sul piano dei posti di lavoro, sui fatturati, sullo sviluppo delle nuove attività che abbiamo previsto».

Quello del Cmo è un piccolo miracolo: «In questo anno abbiamo fatto collaborare persone che nemmeno si parlavano, facendo sentire loro che lavorare insieme aiuta. E ora sono più che mai, apprezzano il confronto interno per migliorarci. Sarà più facile gestire l’aspetto burocratico. E anche fuori c’è apprezzamento: l’Asl ad esempio è felice di trovarsi davanti un solo soggetto». Esagerato parlare di momento storico? «Affatto, lo è anche per la città. E un'organizzazione del genere è una novità per la Sardegna. Se ci credono tutti, possiamo diventare un modello anche in altri campi».

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