Olbia, la Croce rossa: contributo agli alluvionati più disagiati
Risposta sulle polemiche per i fondi raccolti con gli Sms. «Dei risarcimenti strutturali si occupano altri enti»
OLBIA. «La nostra azione umanitaria è rivolta ai più deboli e bisognosi»: la Croce rossa italiana, spiegando la logica delle sue scelte e proclamando la propria trasparenza, risponde alle polemiche innescatesi dopo la pubblicazione della graduatoria dei destinatari dei fondi raccolti nei giorni successivi al passaggio del ciclone Cleopatra. Si tratta di 3 milioni e 400 mila euro che vanno suddivisi tra 598 famiglie aventi diritto. Un’operazione meritoria ma che ha lasciato sin dai primi mesi successivi al disastro uno strascico di discussioni: relative ai ritardi con cui quei soldi arrivano nelle tasche degli alluvionati, ma anche ai criteri utilizzati e a presunte ingiustizie che si sarebbero verificate.
«La Croce rossa italiana, nel rispetto dei propri principi umanitari a cui si ispira il Movimento internazionale – si spiega in un documento – , è neutrale e libera da ogni pregiudizio cercando in ogni circostanza di garantire e salvaguardare il diritto di accesso alle categorie più vulnerabili. Relativamente al bando “Pro alluvionati della Sardegna”, sottoscritto in accordo con la direzione generale della protezione civile della Regione, si è inteso dare “un contributo” ai beneficiari dell'intera Sardegna e non un risarcimento di tipo strutturale, di cui rimangono competenti altri organi territoriali, su appositi stanziamenti governativi direttamente riferibili al risarcimento dei danni subiti a seguito dell'evento calamitoso».
Precisa la Croce rossa: «La nostra azione umanitaria è rivolta ai più deboli e bisognosi tra la popolazione colpita dall'improvvisa calamità e di conseguenza il bando ha dovuto tener conto di fattori oggettivamente riscontrabili all'interno dei nuclei familiari, quali gli invalidi, i bambini con età inferiore ai 12 anni, gli anziani con età superiore ai 65 anni, tra i quali peraltro sono risultati beneficiari molti cittadini di Olbia. La Croce rossa italiana ha svolto la propria attività con la massima trasparenza, dialogando sia con l'amministrazione regionale sia con quella comunale di Olbia. Ne è testimonianza l'accoglimento della richiesta da parte del sindaco di Olbia di inserire, tra i potenziali beneficiari, coloro che durante l'alluvione avevano visto danneggiato il proprio mezzo di locomozione. La Croce rossa ha inoltre aperto uno sportello informativo proprio negli uffici messi a disposizione dall'amministrazione comunale di Olbia e si è resa disponibile a prorogare i termini di scadenza del Bando proprio per consentire alle persone colpite dall'alluvione di poter partecipare». Infine, per togliere ogni dubbio sull’azione dell’organizzazione: «Si ribadisce che la Croce Rossa si prefigge di distribuire fino all'ultimo centesimo della raccolta pro alluvionati, sostenendo a proprio carico le spese per la gestione del bando ed i connessi oneri lavorando in modo trasparente».
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Questo spiegherebbe quindi il motivo per cui parecchi alluvionati finiti in fondo alla classifica si siano sentiti defraudati e abbiano parlato di distribuzione iniqua dei fondi raccolti dal cosiddetto “popolo degli Sms”. La Croce rossa li ha stabilito undici tipi di importi per le persone che il 18 novembre 2013 avevano subìto ingenti danni alle loro abitazioni: si va da un massimo di 9.000 euro a un minimo di 1.433. Probabilmente ci sono stati dei difetti di comunicazione con i beneficiari e con le istituzioni, che insieme ai ritardi nell’erogazione hanno provocato tensioni e false attese. Ad esempio, avendo la Cri posto i paletti dello sgombero o dell’Isee basso, il Comune ha a sua volta creato una lista per aiutare quelli che non vi rientravano. Sarebbe così accaduto che famiglie non sgomberate, magari solo con danni alla tavernetta, e con Isee alto, abbiano alla fine ricevuto somme più alte di altre che rientravano nella lista della Croce rossa.
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