La Silene chiude in rosso, perdita di 580mila euro
Santa Teresa, il Comune ripiana il debito per non sciogliere la municipalizzata La società ha versato all’Agenzia delle entrate l’Iva non pagata dal 2003 al 2010
SANTA TERESA. Il bilancio 2014 della Silene chiude con un risultato negativo di circa 580 mila euro, frutto della conciliazione sui tributi con l'agenzia delle entrate dal 2003 al 2010. Per evitare lo scioglimento della municipalizzata il Comune ha risanato la perdita. In parte con l'utilizzo del fondo delle riserve di bilancio della società. In parte, qualora la società non consegua utili, con l'impegno di versare circa 300 mila euro nelle casse della Silene in tre tranche annuali da 100 mila euro. Un passaggio tecnico, discusso in aula. Il Consiglio, con il voto della maggioranza, ha approvato la ricostituzione del capitale sociale. Tra il 2003 e il 2010 la municipalizzata non applicava l'Iva sui servizi forniti ai diportisti, ritenendo fossero esenti dall'imposta. Dalle verifiche effettuate dalla guardia di finanza seguirono gli accertamenti dell'agenzia delle entrate, contro i quali la partecipata presentò ricorso davanti alla commissione tributaria provinciale di Sassari. Un'operazione incauta, la definisce Nino Azara, consigliere di opposizione. «Il cda della Silene è stato precipitoso nel definire la controversia con l'agenzia delle entrate, dal momento che la commissione tributaria di primo grado per il 2003 aveva accolto il ricorso proposto dalla multiservizi. Per le annualità successive non c'è stato alcun pronunciamento. Quindi sarebbe stato opportuno attendere la decisione del riesame, invece di proporre una conciliazione, che ha portato a un esborso complessivo di circa 900 mila euro». Il sindaco, Stefano Pisciottu, ribadisce che in caso di mancata conciliazione l’esborso sarebbe stato più alto. «Piuttosto che andare incontro a un debito di 3 milioni di euro – afferma il primo cittadino – abbiamo preferito conciliare». Il sindaco ricorda anche che le operazioni di risanamento della società, proposte dal cda nel 2014, ne hanno evitato lo scioglimento. Fra queste anche la risoluzione del contratto con l'ex direttore e l'ex vice direttrice, con conseguente risparmio sugli stipendi. «Il cda è intervenuto in maniera decisa nel proporre le soluzioni di risanamento, altrimenti non saremmo qui oggi a parlare di come continuare a garantire gli stipendi ai dipendenti». Il direttore del porto, Carlo Smaldini, ha precisato che la società avrebbe potuto chiudere con un utile di circa 280 mila euro qualora non avesse dovuto far fronte a questi debiti straordinari.
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