La Nuova Sardegna

Olbia

Olbia, i vigili del fuoco tra i terremotati del Nepal

Stefania Puorro
I vigili del fuoco in missione in Nepal
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I vigili del fuoco in missione in Nepal

La testimonianza del vice comandante provinciale Luca Manselli, di Sassari, al rientro da una missione a Rasuwa

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OLBIA. In Nepal, terra di un disastro senza fine, i villaggi si arrampicano sulle montagne. Uno a poca distanza dall’altro. Dopo le terrificanti scosse di terremoto (ad aprile e maggio) che hanno causato più di ottomila morti, 18mila feriti e 500mila abitazioni distrutte, quel che resta di quell’abbraccio di case sembra volersi aggrappare ancor di più alla terra, lì in alto, “per rimanere vicine al cielo”. "Sì, perché è verso il cielo - secondo antiche credenze - che bisogna portare la terra per costruire le case. Lo sostengono i nepalesi e loro dicono che sia di buon auspicio".

Il racconto è di Luca Manselli, vice comandante dei vigili del fuoco di Sassari, reduce da una missione che ha guidato in Nepal, nel distretto di Rasuwa. E’ stato lui, che ha già numerose missioni internazionali alle spalle, a coordinare un contingente dei vigili del fuoco (Manselli era l’unico sardo) che doveva raggiungere Rasuwa insieme con Pis.arte, il gruppo di chirurgia d’urgenza per interventi di protezione civile.

"La prima cosa che abbiamo fatto è stata quella di costruire un ospedale da campo e accertarci che operasse nella massima sicurezza. Poi abbiamo incontrato un rappresentante del governo nepalese, che ci ha chiesto una valutazione statistica delle scuole. Ogni villaggio, anche se minuscolo, ha una sua scuola: per la popolazione locale l’istruzione è infatti importantissima e conta soprattutto imparare l’inglese sin da piccolissimi. Nella regione di Rasuwa, abbiamo controllato 22 edifici: nessuno poteva essere recuperato".

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"Le scuole vengono ancora costruite con pietre e fango nei villaggi, proprio per le credenze di cui ho parlato prima, e vogliono continuare a farle così. Ma adesso sono tutte distrutte e così, al loro posto, abbiamo montato dodici grandi tende per consentire a bambini e ragazzi di frequentare le lezioni. È chiaro - prosegue Manselli - che si tratta di una soluzione provvisoria, perché servono scuole vere. Ma questo, com’è noto, è un paese poverissimo e servono gli aiuti degli altri Stati. Se si pensa che un operaio, in Nepal, guadagna circa 8 euro al mese, si può immaginare quanto possa costare poco rifare completamente una scuola. Ecco perché lanciamo un appello alle associazioni di volontariato e umanitarie della Sardegna affinché si mobilitino in una catena di solidarietà".

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"Siamo a disposizione di chiunque per spiegare che cosa facciamo e quali sono i nostri compiti durante le missioni internazionali - aggiunge Angelo Porcu, alla guida del comando provinciale dei vigili del fuoco di Sassari -. Il nostro corpo non può svolgere iniziative autonome, ma ci sono sicuramente gruppi e associazioni a cui possiamo divulgare la nostra attività e che possono fare molto per aiutare questo paese. Ovviamente, come comando provinciale di Sassari, siamo più che orgogliosi di poter contare su un vigile esperto e competente come Luca Manselli che ha guidato un gruppo di colleghi e che ha chiuso una missione di grande importanza".

"Una missione molto dura - dice ancora Manselli -: tra medici, paramedici e vigili del fuoco, eravamo in 36 all’ospedale da campo, con due soli bagni a disposizione e con le docce non sempre funzionanti. Dalle 14 alle 16.30 si raggiungevano sempre i 40 gradi (con il 70 per cento di umidità), quindi non era facile operare in quelle condizioni. Senza dimenticare che quasi tutte le strade erano interrotte. Ma quella popolazione così straordinaria, dal senso di fatalità invidiabile e dal grande spirito di accettazione, ti trasmetteva una forza incredibile per portare a termine il tuo lavoro ogni giorno. Ciò che mi ha colpito è che di fronte a qualsiasi cosa facessimo, loro erano sempre contenti. Ed è stato emozionante vedere bambini, anche di pochi anni, che volevano aiutarti a tutti i costi per montare una tenda che sarebbe diventata la loro nuova scuola".

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