Operaio morto nel cantiere, 3 condanne
Omicidio colposo, il gup ha inflitto un anno di reclusione e 50mila euro di provvisionale ai responsabili della Ecoservice
TEMPIO. Si è concluso ieri, con tre condanne decise in rito abbreviato il processo per l’infortunio mortale sul lavoro in cui perse la vita, il 28 luglio del 2009, un operaio di Priatu, Mario Cassitta. La tragedia sul lavoro che vedeva imputati di omicidio colposo il rappresentante legale della Ecoservice srl, Cristiano Putzu di Olbia, il capo fabbrica del centro di raccolta dei rifiuti speciali di Sant’Antonio di Gallura Michele Pileri e il responsabile per la sicurezza del sito di La Crucitta, Gino Riccio, – i tre sono stati condannati ad 1 anno di reclusione e al risarcimento di una provvisionale di 25 mila euro per il padre e il fratello della vittima – è stata rievocata e discussa ieri mattina davanti al gup Marco Contu. Il pm Ginevra Grilletti, nel’esporre la sua tesi accusatoria, ha concluso chiedendo per i tre una condanna a un anno e quattro mesi di reclusione, richiesta alla quale si è associato il patrocinante di parte civile, l’avvocato olbiese Giommaria Uggias (che rappresentava in aula il padre e il fratello dello sfortunato operaio) e dai legali che assistevano i tre indagati, gli avvocati Jacopo e Angelo Merlini e Pietro Carzedda.
L’incidente sul lavoro era accaduto all’interno della azienda “Ecoservice srl”, una società che si occupa del riciclaggio di rifiuti speciali e che ha sede nella zona artigianale di Sant’Antonio di Gallura. Mario Cassitta, che all’epoca aveva 33 anni, era era intento a spostare, alla guida di un muletto, una “big bag”, un grosso sacco contenente plastica sminuzzata, nel percorrere con il mezzo uno dei passaggi verso la zona di deposito finì dentro una buca che fece ribaltare il piccolo mezzo di lavoro, che rovesciarsi di lato schiacciò e uccise all’istante lo sfortunato operaio. Sull’infortunio sul lavoro aprì una inchiesta la procura della repubblica di tempio coadiuvata dagli ispettori dello Spesal e dai carabinieri di Calangianus, che ricostruirono la dinamica dell’indicente e incriminando per quell’omicidio colposo i responsabili dell’azienda, dall’amministratore delegato al capo della sicurezza. Quanto avvenuto nel cantiere era stato stata ricostruita in aula grazie ad un grafico e alle foto dei luoghi al momento dell’incidente, dove sono state messe in rilievo le diverse asperità lungo il percorso compiuto dall’operaio alla guida del muletto, la cui visuale era ostacolata dal sacco trasportati.
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