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Olbia

IL CASO

Maria Rocca, da scuola ad archivio comunale di Olbia

Enrico Gaviano
La scuola di Maria Rocca, edificio simbolo della alluvione del 18 novembre 2013
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La scuola di Maria Rocca, edificio simbolo della alluvione del 18 novembre 2013

Attriti sul futuro dell'edificio simbolo dell'alluvione: la giunta cambia destinazione d’uso, comitato di quartiere contrario

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OLBIA. Svolta sul futuro della scuola di Maria Rocca, colpita pesantemente dall’alluvione del 18 novembre 2013, tanto da non essere più utilizzata. Nei giorni scorsi la giunta comunale ha deliberato di utilizzarla come archivio comunale. Nella delibera si legge». Su questa vicenda, però, esplode subito la polemica innescata dal comitato di quartiere di zona Bandinu, dove si trova la scuola di Maria Rocca. I suoi componenti, se da una parte esultano perché quell’edificio loro lo avevano sempre considerato agibile, dall’altra però rivendicano che venga adibito nuovamente a scuola, con i dovuti accorgimenti. Soprattutto vista la cronica assenza di spazi per la scuola in città. E per questo hanno scritto una lettera aperta al sindaco Giovannelli per convincerlo a cambiare idea.

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«Dunque – si legge nella lettera firmata dal presidente Aldo Decortes – seppur tardivamente c’è il riconoscimento che l'edificio della scuola non ha poi subito quei danni irrimediabili per cui non poteva continuare ad accogliere gli alunni costretti a girovagare in varie sedi per circa 2 anni scolastici e chissà per quanto tempo ancora con grandi disagi per gli alunni, le loro famiglie, i loro docenti».
Nella scuola di Maria Rocca erano ospitate 10 classi di scuola primaria a tempo pieno. «Era l’unica offerta cittadina di tale modello organizzativo di scuola – sottolinea ancora il comitato – , molto apprezzato dalle famiglie del quartiere, e … non solo, prevalentemente formate da giovani che, frequentemente, non possono contare sull'aiuto di nonni, zii e quant'altro che possa costituire un supporto alla cura ed assistenza dei bambini senza dover ricorrere a strutture a pagamento».
«Ancora a Maria Rocca – prosegue la nota – erano ospitate 3 classi di scuola dell'infanzia che hanno, almeno, le stesse esigenze di quelle della scuola primaria. Le opportunità fornite dalla "ex scuola denominata Maria Rocca" non potranno neanche essere soddisfatte neanche dopo il completamento dell'edificio, generosamente offerto da importanti testate giornalistiche e banche, ancora in via di realizzazione nel cortile della scuola primaria di via Vicenza in quanto non pensato per il tempo pieno e senza quelli spazi aperti con "laboratori naturali" esistenti nel cortile di Maria Rocca».
Per tutte queste ragioni, il direttivo del Comitato di Quartiere Bandinu è assolutamente contrario a un’utilizzo diverso rispetto a quello scolastico. Una richiesta che era già stata dall’ex dirigente scolastico Felice Catasta e che il comitato fa sua in pieno. «Quei locali erano stati pensati e costruiti per le necessità scolastiche di Maria Rocca. Il comitato ritiene che la scuola che, in qualche modo ha dato "anima" alla comunità del rione Maria Rocca, debba essere restituita ai suoi alunni e alle loro famiglie. Speriamo ora che il sindaco Giovannelli riconsideri il tutto e che la "Scuola denominata Maria Rocca" non venga trasformata in archivio comunal. Il Comitato si batterà perché la scuola torni ad essere scuola. Il Quartiere ne ha bisogno, così come ne ha bisogno Olbia in cui se non si provvede in tempo, si dovrà tornare ai doppi turni o a far frequentare la primaria nei plessi fuori Olbia»
La necessità di individuare un nuovo alloggio per l’archivio era emersa prepotentemente dopo che l’edificio di Poltu Quatu che ospita ancora alcuni uffici oltre che l’aula consiliare, è stato dichiarato inagibile. La necessità del trasferimento aveva anche trascinato dietro di sè la critica di enza Tucconi, consigliere comunale dell’Upc. La Tucconi, in sostanza, si augura che l’archivio non venga chiuso a Poiltu Quadu prima che venga completata la digitalizzazione tuttora in corso, per evitare la perdita di importante documentazione.

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