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La Regione conferma: «Non ci sono risorse per far vivere la Zir»

La Regione conferma: «Non ci sono risorse per far vivere la Zir»

I sindacati Cgil e Cisl hanno incontrato l’assessore Piras Tra le proposte per salvare i lavoratori c’è anche la mobilità

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TEMPIO. La vertenza Zir approda sul tavolo della Regione. I sindacati Funzione Pubblica Cgil e Cisl Fp hanno incontrato l'assessore all'Industria Maria Grazia Piras. Presente anche il consigliere regionale Giuseppe Meloni. Il faccia a faccia è servito a confermare l'impossibilità della Regione di trovare risorse. Non solo per garantire ai lavoratori della Zir di continuare a svolgere appieno le proprie funzioni, ma per pagare i loro stipendi. A oggi sono quattro le mensilità non pagate. L'assessore Piras si è impegnata a reperire risorse per il mantenimento della continuità salariale e il pagamento degli arretrati. «Come organizzazioni sindacali – spiega Luisella Maccioni, segretario della Cgil Fp – sosteniamo che trovare risorse sia necessario. Ma non serve una soluzione tampone. Oltre alla continuità stipendiale si deve prospettare ai lavoratori e alla comunità gallurese una definitiva soluzione di stabilità lavorativa che garantisca il mantenimento non solo dell'occupazione ma anche delle funzioni svolte. Ed è proprio che in questo contesto abbiamo rappresentato all'assessore una serie di proposte e iniziative, a nostro giudizio, cantierabili e fattibili, senza costi aggiuntivi e quindi senza gravare sul già asfittico bilancio regionale». Tra queste ridare fiato alla Legge 10/2008 (visto che non è stata soppressa) per applicare le norme di garanzia legislativa e contrattuale che si applicano agli enti soppressi. «Con la piena applicazione si possono attivare tutte le procedure previste dal Decreto legislativo 165/2001 e quindi mettere in mobilità i lavoratori – aggiunge Maccioni –. L'altra proposta è individuare le Zir come enti Regionali e quindi entrare appieno nel Sistema regione con transito a costo zero verso la Regione del personale. La terza soluzione, potrebbe essere quella di ipotizzare una linea di transizione che preveda il pagamento del personale fino alla definizione della riforma delle autonomie locali e quindi far transitare il personale all'interno delle aree vasta».

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