Olbia, il pronto soccorso ancora al collasso
Appello della Asl per un più appropriato utilizzo del servizio di urgenza
OLBIA. Anche alle 14,37 del 20 luglio il “Monitor del pronto soccorso”, che permette di visualizzare in tempo reale lo stato di affollamento dei servizi di emergenza in Sardegna, forniva un quadro preciso: il pronto soccorso di Olbia (ma questo accade ogni giorno d’estate e a tutte le ore) è quello che, nell’isola, ha il carico di lavoro maggiore. Nettamente superiore ad altri ospedali che possono contare su più posti letto, più specialità e più personale.
In quel preciso momento nel dipartimento d’urgenza del Giovanni Paolo II c’erano 61 persone, tra pazienti in visita, in attesa e in arrivo con le ambulanze del 118. Soprattutto codici verdi (casi di lieve entità) e una quindicina di codici gialli.
Allo stesso orario, ma al pronto soccorso del San Francesco di Nuoro, i numeri erano differenti: venti pazienti in tutto. Al Santissima Annunziata di Sassari, invece, erano 37. E al Brotzu di Cagliari,sempre secondo quanto rilevato dal “Monitor”, i pazienti al pronto soccorso erano solo cinque. Con un tempo massimo di attesa, in quest’ultimo caso, che va dai 17 minuti all’ora e mezzo, rispetto alle 4-5 ore di Olbia.
Risultato: il pronto soccorso del Giovanni Paolo II è al collasso ma è sotto pressione tutto l’ospedale. Olbia, come detto, è carente di specialità, quindi molte urgenze vengono gestite dal pronto soccorso e poi dirottate in altri presìdi o ricoverate in Medicina, un reparto ormai in affanno. Non è l’unico, però. Lo sono anche l’Ortopedia, la Chirurgia, la Radiologia e la Rianimazione, che vengono allertati di continuo per i numerosi traumi legati agli incidenti stradali.
Ma tutto passa sempre dal pronto soccorso che, sistematicamente, si intasa. Il motivo principale? Arrivano troppi codici bianchi e verdi (scottature causate da un’eccessiva esposizione al sole, spine di riccio, graffi) e il personale non riesce a far fronte a quel grande carico di lavoro in tempi rapidi, soprattutto quando ci sono le urgenze vere di cui devono occuparsi e che hanno la prorità assoluta. Da sottolineare poi che la pianta organica è sempre legata al parametro dei 2,6 posti letto per mille abitanti.
Ecco perché arriva forte l’appello della Asl per un più appropriato utilizzo del servizio di emergenza-urgenza. "Siamo in allerta - attacca il commissario della Asl 2 Paolo Tecleme - e l’ospedale di Olbia si trova sotto una forte pressione che si riversa su tutta la struttura ospedaliera e quindi anche sul pronto soccorso". Il quale accoglie ogni giorno troppi pazienti che non hanno assolutamente necessità del dipartimento d’urgenza. "Il 40 per cento degli accessi quotidiani equivale, infatti, ad episodi di scarsa dignità di trattamento da parte del pronto soccorso - spiega il direttore Attilio Bua -. Tra l’altro una buona parte di questi accessi riguarda vacanzieri che potrebbero rivolgersi alla guardia turistica».
Nei primi 13 giorni di luglio sono transitati nel pronto soccorso della Asl gallurese 2.784 (contro i 2.550 del 2014). Di questi oltre il 70 per cento (213 codici bianchi e 1776 codici verdi) erano appunto casi di bassa intensità di cure che avrebbero potuto ottenere risposte sanitarie in tempi più ragionevoli dalle guardie medica e turistica.
"All’interno di un pronto soccorso che deve gestire le emergenze - spiega ancora Bua - è necessario stabilire un ordine per l’accesso alle visite (che non può essere certo regolarizzato in base all’ordine di arrivo ma in base alla gravità), stabilito dal Triage. Un paziente in pericolo di vita ha diritto di ricevere le cure prima di un paziente che invece ha tutto il tempo di aspettare".
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