Le delibere in sardo per non dimenticare lingua e Provincia
La battaglia di Pina Gallittu per la tutela del logudorese Tradotti i provvedimenti del Consiglio dal 2005 al 2012
OLBIA. La cultura sarda è sempre stata una sua fissazione, da responsabile del turismo prima all’Azienda di soggiorno e poi in Provincia le ha sempre voluto ritagliare uno spazio rilevante. In particolare modo alla lingua. Ora quella sua passione è diventata anche una battaglia per la salvaguardia dell’identità. Pina Gallittu ha deciso di tradurre in logudorese tutte le delibere del consiglio provinciale di Olbia Tempio, dalla sua prima seduta del 2005, quando al vertice di via Nanni si era insediata Pietrina Murrighile, all’ultima del 13 dicembre 2012, quando la Provincia fu spazzata via dal referendum. «Io ho la sardità nel dna – racconta Pina Gallittu, già consigliere comunale negli anni Ottanta –. Mi sono occupata di questo sempre in ambiti turistici, ho cercato di valorizzare la lingua, perché è uno degli aspetti principali della nostra cultura della nostra identità. Un aspetto che purtroppo in molti, in troppi stanno dimenticando. È questo che mi ha spinto a fare questo lavoro».
Negli anni scorsi la Gallittu ha partecipato a un corso di lingua sarda comuna organizzato proprio dalla Provincia, dove lei prestava servizio alla Segreteria generale. Un corso intensivo di limba da cui è nato il progetto di tradurre i documenti del consiglio. «Quando ho visto che la Provincia stava per morire ho pensato che occorresse fare qualcosa per tramandare quello che è stato fatto nei suoi 7 anni di vita– racconta –. In questi casi, infatti, si corre il rischio che non rimangano documenti che testimonino l’esistenza di una istituzione che, per quanto abbia avuto una vita breve, ha segnato un momento importante della storia della Gallura. Così ho deciso di fare un registro di tutte le delibere del Consiglio provinciale in sardo. Un lavoro che, a tempo perso, sto proseguendo anche con i singoli provvedimenti».
L’operazione di Pina Gallittu ha, dunque, un doppio obiettivo. Da un lato, tramandare ai posteri il lavoro fatto dai due consigli provinciali della breve storia di Olbia Tempio, dall’altro tutelare il patrimonio linguistico isolano che rischia di andare disperso. «Ritengo quanto mai urgente l’intervento e l’impegno di tutte le istituzioni, in ogni ambito, delle scuole di ogni ordine e grado, degli uffici, ma anche delle stesse famiglie per fare sì che il nostro patrimonio venga assolutamente salvaguardato, divulgato, conservato e valorizzato. La lingua è il grande valore culturale, specifico e identitario di un’intera isola e del suo popolo. Non sarebbe male se la Regione realizzasse un software di traduzione in sardo - che è una lingua, non un dialetto, da applicare anche ai telefoni cellulari».
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