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Olbia

Slacci dell’acqua, crescono le proteste

Slacci dell’acqua, crescono le proteste

Cittadinanzattiva chiede ad Abbanoa di aprire un centro di assistenza diretta in ciascun distretto: attese troppo lunghe

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OLBIA. Slacci di Abbanoa ai morosi: non si contano più. E le proteste crescono. Soprattutto da parte di coloro che vogliono regolarizzare la propria posizione, ma non riescono a farlo in tempi brevi.

«Ci sono utenti - spiega Antonella Meloni, coordinatrice provinciale di Cittadinanzattiva - che non hanno l’acqua da due mesi e che hanno però avviato le pratiche di conciliazione appoggiandosi alle varie associazioni. Si tratta di persone che hanno ammesso di essere morose e che sono assolutamente intenzionate a pagare ciò che devono, ma nulla di più. Il problema di fondo, però, è che si deve fare sempre riferimento a Cagliari, quando si tratta di Abbanoa, e di fronte a un numero di slacci altissimo, non si riescono a snellire le procedure per risolvere tutti i casi rapidamente. Ecco perché chiediamo che in ogni distretto dell’isola, e quindi anche in quello della Gallura, ci sia un’assistenza diretta, efficace ed immediata per ottenere il riallaccio dell’acqua. Ci sono famiglie con bambini che stanno vivendo enormi disagi, ma ci sono anche tante persone anziane, disabili e donne incinte, senza ovviamente trascurare gli altri, che vivono situazioni particolarmente delicate e complicate e che non possono essere lasciate senz’acqua».

I casi segnalati anche in Gallura sono tanti e quotidianamaente aumentano. L’ultima lamentela in ordine di tempo, arriva dal condominio Sant’Antonio, a Olbia (nell’omonimo quartiere): sono più di venti le famiglie che si sono trovate all’improvviso senz’acqua per “colpa” di un paio di persone che non hanno pagato le bollette. Queste, purtroppo, sono le conseguenze dell’utenza unica, ma nel momento in cui i morosi saldano il debito, il riallaccio dovrebbe essere rapido (come è capitato in un altro condominio della parte alta di viale aldo Moro).

Ed ecco un altro caso. Quello di una giovane donna con un bimbo di due anni e un altro in arrivo. «Da qualche tempo, vivo con mia madre. Ho capito dal momento in cui mi sono trasferita da lei, che ci fosse qualcosa che non andava: era arrivata una bolletta dell’acqua di 5mila euro. Una cifra decisamente alta, per un anno di consumi da parte di una persona che sino a quel momento viveva da sola. Tanto che Abbanoa, mi aveva detto di non pagare niente, in attesa che facessero accertamenti. Risultato: mi è arrivata a distanza di tempo un’altra bolletta, di novemila euro. Nel frattempo, però, io avevo già fatto diversi pagamenti per diminuire comunque il debito e ho tutte le ricevute che lo dimostrano. Poi, all’improvviso, mi è stata annunciata una forma di pagamento dilazionato, non concordata, che prevedeva cifre mensili pari a 470 euro. Impossibile, per noi, far fronte a questo impegno. E così abbiamo chiesto condizioni più favorevoli, sempre sostenendo però che la cifra complessiva da pagare non era quella che ci stavano sollecitando. Lo dico ancora una volta: noi vogliamo pagare il giusto, ma in base alle nostre possibilità. Invece, martedì mattina, senza preavviso, ci hanno staccato il contatore e non abbiamo più un goccio d’acqua. So che il mio non è l’unico caso - chiude la giovane donna -: quando ho chiamato il numero verde di Abbanoa, l’operatrice mi ha detto che in una settimana hanno fatto 1500 slacci. Mi chiedo allora: se tra questi morosi ce ne sono molti che vogliono mettersi in regola, quanto dovremo ancora aspettare per riavere l’acqua?». (s.p.)

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