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Olbia

Ostaggi dei liquami, nel quartiere Poi è tutto come prima

di Angelo Mavuli
Ostaggi dei liquami, nel quartiere Poi è tutto come prima

Dopo mesi di proteste, le famiglie si fanno sentire ancora: «Condotta fognaria mal costruita, così non si può vivere»

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TEMPIO. Quattro famiglie tempiesi, abitanti tra la fine di Via Stazza e via Martino Cossu, dal civico 1 al civico 5, vivono, da mesi ostaggi dei liquami fognari e della burocrazia. A raccontare esasperati la vicenda kafkiana sono alcuni di loro che non sanno più a che santo votarsi.

«Praticamente - racconta un inquilino -, lo scarico fognario che serve le nostre abitazioni è nato male in partenza. Il costruttore, anziché realizzare la condotta fognaria così come da progetto, ha costruito, infischiandosene delle leggi e delle regole di fisica, una condotta diversa che attraversa in primo luogo i giardini pubblici e ignorando un tratto in contropendenza che impedisce ai liquami di scorrere». «Finchè le palazzine non erano abitate - aggiunge un altro inquilino -, il problema non è sorto. Quando però, con l’andare del tempo gli appartamenti sono stati occupati dai legittimi proprietari, il problema è venuto alla luce in tutta la sua drammaticità. La cosa era stata segnalata anche ad Abbanoa che, resasi conto della situazione, periodicamente mandava l’utospurgo. Da qualche mese però la stessa si rifiuta di intervenire. Forse per gli alti costi dell’intervento o forse perché reputato non più di sua competenza. Il grave disguido è stato segnalato anche all’amministrazione comunale che dopo essere intervenuta inutilmente sull’impresa costruttrice e dopo avere scoperto che i lavori non sono mai stati collaudati, sta cercando di capire come possa legittimamente intervenire su un’ opera che di legittimo sembra abbia ben poco». Qualcuno - spiegano altri inquilini -, ha suggerito di svincolare il deposito cauzionale dell’impresa nella misura sufficiente a realizzare un bypass, circa quattro mila euro, che consenta di collegare lo scarico delle palazzine con la condotta principale, evitando il tratto in contropendenza che crea il problema. Anche questa soluzione però al momento appare un’ipotesi non percorribile. Siamo insomma fra l’incudine e il martello. Certo è che qui per noi non “tira una buona aria”, fra caldo, miasmi irrespirabili, zanzare voraci e burocrazia altrettanto malefica».

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