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Olbia

Prostituzione in città, scattano denunce e sigilli

di Stefania Puorro
Prostituzione in città, scattano denunce e sigilli

Sequestrati gli appartamenti di Olbiamare dove 6 ragazze incontravano i clienti Ieri mattina il blitz a seguito degli esposti presentati dagli abitanti del quartiere

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OLBIA. Quando hanno aperto la porta di casa e si sono trovate davanti gli uomini della polizia municipale, non hanno battuto ciglio. Hanno preso i bagagli e sono uscite silenziose dai rispettivi appartamenti. Sapevano che prima o poi sarebbe accaduto. Sapevano che quel giro di prostituzione di cui facevano parte, sarebbe stato fermato. E così, sei donne straniere (quattro romene che hanno un’età media di 23 anni) e due cinesi tra i 45 e i 50 anni, sono state denunciate per disturbo al riposo e alla quiete delle persone. Mentre le abitazioni nelle quali vivevano, sono state sottoposte a sequestro preventivo. I sigilli sono scattati ieri mattina in due appartamenti di via Eugenio Montale, nel cuore del rione Olbiamare, a pochi passi dal porto turistico di Sa Marinedda, poi la polizia locale si è spostata in una zona vicina per chiudere un’altra residenza. E, nel giro di poche ore, i sequestri proseguiranno.

Il blitz. Alle 6 del mattino, una numerosa squadra della polizia locale guidata da Gianni Serra arriva in via Montale. Si interviene a colpo sicuro, perché alle spalle ci sono due mesi di controlli, appostamenti,verifiche. Si sa esattamente dove andare: la prima tappa è in due appartamenti del lotto B7 di Olbiamare. Al piano terra (numero civico 4A) dove vivono due cinesi e al numero 8 (secondo piano, interno 30) dove abitano invece due romene. Le porte si spalancano in fretta, appena gli agenti bussano. E nessuna oppone resistenza. Poi scatta il sequestro e gli uomini di Gianni Serra si spostano da un’altra parte per proseguire l’operazione e per denunciare altre due romene. Ma dietro il reato del quale devono rispondere (disturbo alla quiete pubblica), c’è in realtà molto, molto di più.

Il giro. Le sei ragazze, così come è stato accertato, usano gli appartamenti per prostituirsi. Ma il sesso a pagamento ad alto volume non passa inosservato. Perché sia di notte che di giorno, in quella zona di Olbiamare, c’è un incredibile via vai di gente. Clienti che urlano, altri che suonano i campanelli sbagliati. E poi: litigi, trattative ad alta voce sotto le finestre, adescamenti sul marciapiede. Ma in che modo riuscivano, le prostitute, ad agganciare i clienti? Mettevano annunci on line (compresi di fotografie) invitando gli interessati a presentarsi nei loro appartamenti. E anche questo è stato uno degli elementi che ha contribuito a identificare le prime sei protagoniste del giro di prostituzione.

La storia. «Tutto è cominciato a giugno - racconta il comandante della polizia municipale Gianni Serra -, quando abbiamo ricevuto due esposti presentati dagli amministratori di due grossi condomìni (uno di 150 e l’altro di 200 appartamenti) con i quali denunciavano una situazione insostenibile e un disagio diffuso proprio a causa del disturbo della quiete pubblica. Le famiglie che vivevano lì, dovevano sopportare di tutto e di più: uomini e donne che contrattavano le prestazioni sessuali, persone che litigavano per le scale, clienti che arrivavano ubriachi fradici. Insomma uno scenario drammatico, diventato inaccettabile».

Le indagini. Così gli uomini della polizia municipale (sollecitati anche dal sindaco Gianni Giovannelli, dal quale si erano presentate le famiglie in rivolta contro le lucciole) sono entrati in azione e hanno avviato un’attività investigativa accurata. Una volta raccolti tutti gli elementi, il magistrato ha disposto il sequestro degli appartamenti. E le sei prostitute (affidate ora ai servizi sociali) sono state denunciate.

Gli sviluppi. La storia non finisce qui. Perché sicuramente questo giro di prostituzione è molto più vasto e c’è da capire se dietro ci sia una vera e propria organizzazione. Gli appartamenti sequestrati sono di proprietà di una società e di privati della Penisola che, per ora, sembra fossero all'oscuro dell'attività che si svolgeva nelle case affittate. Tutti gli atti sono stati comunque inviati alla procura di Tempio. Quello che è certo è che il rione Olbiamare, un tempo quartiere modello («sino a quando esisteva il consorzio», dicono gli abitanti della zona), è diventato da anni un quartiere a luci rosse dal quale la gente sta scappando. In questo momento sono almeno una settantina gli appartamenti messi in vendita.

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