La Nuova Sardegna

Olbia

Piano anti-alluvione, i primi cantieri aprono in autunno

Serena Lullia
Una immagine di Olbia all'indomani del passaggio di Cleopatra
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Una immagine di Olbia all'indomani del passaggio di Cleopatra

La prima tranche del finanziamento statale a ottobre. Ma i lavori per le vasche di laminazione cominceranno solo nel 2016

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OLBIA. Tagliato il traguardo dei finanziamenti il Comune non appende al chiodo le scarpe da maratoneta. L'amministrazione si prepara a una nuova lunga corsa. Deve trasformare in opere gli 81 milioni di euro stanziati dal Governo per mettere al sicuro la città dalla furia delle alluvioni. La prima tranche scivolerà nelle casse comunali a ottobre. 15 milioni di euro. Le altre risorse, già deliberate dallo Stato, gonfieranno il portafogli del Comune solo a gennaio. Al finanziamento statale di 81milioni di euro si aggiungono poi i 44 della Regione, in parte già deliberati, in parte in arrivo grazie alla firma di un mutuo. I fondi coprono in modo completo il finanziamento del piano Mancini, il progetto pensato dalla giunta Giovannelli all’indomani del ciclone Cleopatra.

Ma le vasche di laminazione, pilastro del Piano, non potranno essere realizzate prima della prossima primavera. Il Comune dovrà ottenere prima la valutazione di impatto ambientale dalla Regione attraverso una conferenza di servizi. «Contiamo di ottenere entro la fine dell'anno tutte le autorizzazioni, compresa la valutazione di impatto ambientale – spiega il dirigente del settore Urbanistica Tino Azzena –. Poi si concluderà il processo degli espropri. Il lancio delle gare deve avvenire entro febbraio 2016».

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Il cronoprogramma. Smaltita in 24 ore la sbornia del successo per l’ok al piano Mancini, la giunta Giovannelli guarda avanti. E imprime il rimo ai futuri cantieri. In attesa che si completi l'iter della valutazione ambientale per le vasche di laminazione (due sul rio San Nicola e due sul rio Siligheddu) potranno essere comunque realizzati altri interventi di messa in sicurezza, subito dopo l'estate. Cantieri nuovi da mandare in appalto o di completamento di altri esistenti.

Gli interventi immediati. Tra i primi cantieri che partiranno ci sono l'eliminazione del sottopasso stradale di via Amba Alagi; la demolizione della rampa di svincolo dello stadio Bruno Nespoli, sulla foce del riu Siligheddu; demolizione dell'attraversamento di via Arimatea, sul Gadduresu; rifacimento degli attraversamenti di via Vittorio Veneto, canale tombato riu Gadduresu, di via Vittorio Veneto (riu Siligheddu); via Galvani e via Petta (riu San Nicola), via Sant'Elena e via Dessi; miglioramento della capacità di smaltimento del riu Paule Longa (scuola Maria Rocca); realizzazione dei sistemi di allertamento e di misura delle portate; completamento dei lavori di mitigazione sul rio San Nicola nel tratto via Spensatellu - via Veronese.

I soldi non bastano mai. Il primo ad ammetterlo è il sindaco. «Si deve estendere la fase di studio del rischio idrogeologico all'esterno del centro abitato – dichiara Giovannelli –. Serve una progettazione mirata».

Successo di squadra. In aula consiliare il sindaco unisce tutte le anime della squadra di governo che hanno lavorato al piano anti-alluvione. In prima fila gli assessori all'Urbanistica Carlo Careddu, ai Lavori Pubblici Davide Bacciu, alla Protezione civile Ivana Russu e all'Ambiente Giovanna Spano. Più i presidenti di commissione e il presidente del Consiglio Vanni Sanna. «Esprimo da un lato grande soddisfazione, dall'altro un po' di rammarico per i tempi lunghi – afferma Giovannelli –. La prima lettera al Governo per chiedere di spendere i 40milioni già nelle casse comunali è del 2011, a quattro giorni dall'alluvione di Genova. Purtroppo le mie richieste non vennero accolte e dopo due anni abbiamo pianto i nostri morti». Soddisfatto l'assessore Careddu. «Un impegno duro e costante, un percorso scandito da contatti continui con la Regione e un risultato che dimostra che quando la politica pensa solo a fare il bene dei cittadini ottiene obiettivi concreti».

La voce fuori dal coro. Benedetto Cristo, Upc, sparge realismo. «Gli ingegneri ragionano da ingegneri e i naturalisti da naturalisti – dice –. Non abbiamo la verità in tasca. Abbiamo approvato una soluzione sostenuta anche da enti superiori. Ma non si dimentichi che andiamo a combattere non un esercito tradizionale, ma la forza della natura, che è imprevedibile».

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