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il caso

Troppi pericoli e la vigilanza non basta mai

PORTO CERVO. Tra patiti della moda dell’estate, il lento Sup – stand up paddle la tavola sulla quale si sta i bilico pagaiando – e i velocissimi kitesurf e moto d’acqua ci sarebbe da istituire le...

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PORTO CERVO. Tra patiti della moda dell’estate, il lento Sup – stand up paddle la tavola sulla quale si sta i bilico pagaiando – e i velocissimi kitesurf e moto d’acqua ci sarebbe da istituire le corsie preferenziali, in acqua. Perché tra gli amanti dei mezzi di superficie nuotano, a volte individuabili ma altrettante volte no, i patiti dello snorkeling, quelli che nuotano a pelo d’acqua con maschera, boccaglio e pinne per osservare il fondale marino. Sono queste le persone più a rischio perché, restando immersi nell’acqua, sono praticamente invisibili a quanti sfrecciano, anche a poca distanza dalla riva, a bordo di bolidi a motore o di tavole spinte dalla forza del vento, come nei kitesurf. Per ognuna di queste categorie di amanti del mare esistono delle regole da far rispettare. Un esempio è la guida delle moto d’acqua, per le quale la legge italiana prevede il conseguimento delle patente nautica. Tranne le (poche) moto d’acqua che lasciano le basi di noleggio il resto della flotta navigante ad alta velocità, che fa la spola tra i mega yacht all’ancora nelle diverse baie della Costa (nessuna esclusa) con incursioni tra le spiagge zeppe di bagnanti, sono guidate da gente che non ha mai conseguito tale abilitazione. Compresi ragazzini che non hanno ancora raggiunto la maggiore età, requisito indispensabile per poter dare gli esami per la patente nautica. Chi controlla chi? Nessuno. Eppure basterebbe la presenza di una semplice pilotina istituzionale per arginare le situazioni di pericolo.(g.p.c.)

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