«Gli espropri? Prima dovevamo spiegare»
Amministratori e tecnici comunali rassicurano: il Piano Mancini non prevede demolizioni di edifici
OLBIA. L'amministrazione fa mea culpa, ammette l'errore di comunicazione e conferma quello che va dicendo da mesi: nessuna casa sarà abbattuta per fare posto alle opere di mitigazione del rischio idraulico. Anzi, le opere previste dal Piano Mancini serviranno proprio per mettere al sicuro le tante, troppe abitazioni che negli anni, e non sempre nel rispetto delle regole, sono state costruite a ridosso dei canali. Le ultime 48 ore, per la maggioranza di Gianni Giovannelli, sono state abbastanza turbolente. Tutto perché, all'insaputa di gran parte dell'amministrazione, il 1 settembre è stato pubblicato un elenco di 700 nomi e cognomi destinatari del provvedimento di esproprio. In città è stato il panico, e anche nell'aula di Poltu Quadu, dove era in corso il consiglio comunale. E dove il piano espropri ha preso il sopravvento. La maggioranza Giovannelli rischiava di frantumarsi proprio su un argomento, il Piano Mancini, che aveva voluto approvare contro tutto e tutti.
«È stato un errore pubblicare l'elenco senza spiegarne il suo contenuto. Avremmo evitato molte polemiche – ammette il sindaco –. L'attuazione di questo piano è una condizione necessaria e indispensabile per mettere in sicurezza la città e le 60-70mila persone che vi abitano. Parliamo di interessi della collettività. Ai cittadini inseriti nell'elenco al massimo si chiederà di rinunciare a uno o due metri del confine della propria casa per fare un corridoio di salvaguardia per pulire il canale. Sono questi i piccoli sacrifici che alcuni cittadini sono chiamati a fare, non si parla di certo di demolizioni di edifici». «Il piano espropri – aggiunge l’assessore Carlo Careddu – riporta le particelle mappali che fanno riferimento a civili abitazioni, ma non significa che debbano essere abbattute le case. In ogni mappale sono indicati i metri quadri interessati dall'esproprio. Un'operazione necessaria per consentire la realizzazione del nuovo corpo idrico e consentire la loro manutenzione. Noi dobbiamo creare le condizioni perché anche le nuove opere possano essere mantenute efficienti. Olbia è una città che si è espansa andando in conflitto con la natura. Servono dunque dei correttivi, anche forti, per sovvertire questo stato di cose. E questo argomento non può essere strumentalizzato, sarebbe criminale dal punto di vista politico cavalcare un tema come la sicurezza dei cittadini, in particolare dopo quello che la città ha subito nel 2013».
Contro gli sciacallaggi di qualsiasi tipo si schiera anche Giorgio Spano, presidente della commissione Urbanistica, che lunedì aveva chiesto il ritiro del documento. «Sentivo gente in lacrime che temeva di perdere la casa: l'unica cosa da fare è esigere chiarezza. Che è arrivata». Anche per il presidente del consiglio comunale, Vanni Sanna, l’allarme è rientrato. «L'elenco parlava di 14 fabbricati, ma abbiamo appurato che non è così, si tratta di piccole strisce di cortile. C'è stato un difetto di comunicazione, ma quello che ci preme è portare a casa quelli che sono i due obiettivi del Piano Mancini: mettere in sicurezza Olbia e restituire alla città quelle aree oggi vincolate». (al.pi.)
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