La Corte Europea decide sulla confisca
Il ricorso alla Gran Chambre della Cedu è stato presentato dai costruttori per la presunta violazione dei diritti di proprietà
GOLFO ARANCI. Saranno i 17 giudici internazionali della Grand Chamber del Cedu, la Corte Europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo, a dare una risposta definitiva all’annoso caso giudiziario di “Terrata 2”. E la decisione della Gran Camera potrebbe, in caso di accoglimento del ricorso, obbligare lo Stato italiano a risarcire i costruttori e, a cascata, tutti gli acquirenti in buona fede per i danni subìti nella lunga sequela di sequestri penali seguiti alla dichiarazione di confisca dichiarata nel 2003 delle 88 villette. Una confisca decisa in sede penale dal tribunale di Tempio per irregolarità nella destinazione d’uso della case al mare e mai formalizzata e fatta propria dall’amministrazione comunale di Golfo Aranci. A chiedere il giudizio dell’organismo internazionale (che ha competenza e decide sulle controversie giudiziarie e private dei 47 Stati aderenti al Cedu) erano stati gli amministratori della Rita Sarda Srl (la società costruttrice dell’immobiliarista ed ex dipendente della Presidenza del consiglio dei ministri Rita Pulcini) e la Hotel Promotion Bureau srl, una società in liquidazione che si occupò di cedere gli immobili realizzati su un terreno di 33 ettari in zona F sul litorale di Golfo Aranci con destinazione d’uso alberghiera, società gestita dai figli di Rita Pulcini, Marsino e Luca Cieri. Gli avvocati Giuseppe Lavitola e Vittorio Manes, che rappresentano il costruttore e i diversi immobiliaristi che si occuparono della cessione degli immobili, hanno fatto ricorso alla Corte Europea dei diritti dell’uomo perché ritengono che sià stato violato l’articolo7 della Cedu in relazione alla confisca dei beni, avvenuta quando vi era già la prescrizione dei reati contestati, ovvero l’abuso edilizio. La decisione di Strasburgo, i cui giudici hanno discusso il caso mercoledì scorso, è attesa con ansia dai tantissimi proprietari che, negli anni, hanno acquistato gli immobili sorti sul mare con le deroghe regionali imposte per le residenze turistico-alberghiere e poi trasformate e cedute come singole unità abitative. I proprietari, che da anni lottano tra sequestri, ricorsi, e contro sequestri, si sono affidati agli amministrativisti cagliaritani Benedetto Ballero e Rita Dedola i quali hanno, con i loro ricorsi, annullato ogni intervento della magistratura sugli immobili.
Tutto questo in attesa del pronunciamento, sulla infinita querelle giudiziaria, del Consiglio di Stato. Nelle more di questa decisione i due avvocati sardi hanno inoltrato, per conto dei loro assistiti (una trentina di proprietari), l’ennesimo ricorso anche davanti alla Corte Europea dei diritti dell’uomo, la cui sentenza (attesa a giorni) formerà giurisprudenza per ogni decisione futura. «Ma il nostro ricorso – ha spiegato ieri l’avvocato Benedetto Ballero – si fonda su basi ben diverse, rappresentando il diritto, violato, di proprietà regolarmente contratto da parte dei nostri assistiti». Il caso di “Terrata Due” continua, dunque, ad impegnare i giudici di mezza Europa a distanza di venticinque anni dall’avvio dei primi procedimenti penali. E tutto questo perché, stando alle carte processuali, le amministrazioni che si sono succedute dal 2003 in poi non hanno mai avuto il coraggio o la volontà di far propria la sentenza di confisca emessa dal tribunale di Tempio che, nel sottrarre gli immobili alla disponibilità dei proprietari, li consegnava al patrimonio comunale. Che avrebbe dovuto, con una semplice (?) delibera, acquisirli. Cosa che non è mai stata messa all’ordine del giorno. Da qui l’infinita querelle giudiziaria di “Terrata Due”.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
