La Nuova Sardegna

Olbia

Piano Mancini, è scontro sulle vasche

di Alessandro Pirina
Piano Mancini, è scontro sulle vasche

La Regione detta le regole: devono essere assimilate alle dighe. Per il Comune non cambia nulla, ma infuria la polemica

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OLBIA. Il via libera del Consiglio comunale, l’arrivo dei 120 milioni di euro per la sua realizzazione, le rassicurazioni sugli avvisi di esproprio non sono bastati a placare le polemiche sul piano Mancini. Il progetto per le opere di mitigazione del rischio idraulico continua a essere fonte di divisioni. Da un parte c’è ovviamente l’amministrazione Giovannelli che lo difende a spada tratta, dall’altra ci sono le opposizioni (anche se con sfumature diverse) e i comitati di cittadini che invece lo avversano con tutte le loro forze. Un film che si ripete da mesi, da quando, poco dopo l’alluvione che ha devastato Olbia nel 2013, si è cominciato a discutere del progetto.

Volumetrie. L’ultima polemica riguarda ancora gli espropri, alla luce di quanto è emerso nell’ultima riunione della commissione Urbanistica. Un incontro di routine fino a quando il discorso non è caduto sulle volumetrie delle vasche di laminazione. «Il tavolo tecnico regionale – ha spiegato il dirigente del settore Urbanistica, Tino Azzena – ha stabilito che il dimensionamento degli sbarramenti che servono per smorzare le portate di piena per eventi meteorici fino a 200 anni deve essere assimilato alle direttive delle dighe». Apriti cielo. L’assonanza vasche-dighe ha subito portato il leader di Unidos, Tonino Pizzadili, a convocare una assemblea pubblica per giovedì e i comitati di cittadini che da tempo si oppongono al Piano Mancini a convocare una conferenza stampa per domani.

Il dirigente. Timori che per Azzena non hanno ragione di esistere. «Rispetto a come pensavamo in origine si tratta solo di sbarramenti un po’ più alti. Così ci viene richiesto dalle direttive. Significa solo aumentare il margine di sicurezza. Tutto qui. La filosofia iniziale non cambia e soprattutto non è previsto nessun aumento delle aree da espropriare».

La commissione. Anche il presidente della commissione Urbanistica, Giorgio Spano, ammette che l’esistenza di qualche cambiamento rispetto al progetto iniziale, ma si dice fiducioso che tutto si possa risolvere. «È vero, anche noi siamo rimasti un po’ male quando abbiamo scoperto che le vasche di laminazione non sono più sufficienti e vanno assimilate alle dighe, ma questo non ci impedisce di batterci per studiare dei sistemi alternativi, tenendo sempre fede a quelli che sono i presupposti: no all’abbattimento di qualsiasi abitazione e no alla realizzazione di opere troppo invasive».

L’assessore. Il titolare dell’Urbanistica, Carlo Careddu, pone infine l’accento su quella che è la finalità del Piano Mancini, ovvero la messa al sicuro di Olbia. «Ciò che più mi interessa, al di là delle polemiche, è mettere in sicurezza una città che appena due anni fa ha conosciuto morte e distruzione – afferma l’assessore –. Per fare questo occorre invertire la rotta rispetto al passato e pensare a una città diversa rispetto a quella consegnata alla generazioni più giovani, compresa la mia».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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