Cinaski incanta il pubblico di Arsdegna
TEMPIO. «Avere gli occhi azzurri per vedere il mondo con i colori del cielo e del mare», se non fosse però che gli occhi con i quali vediamo le cose sono spesso di un altro colore. Parola di Cinaski,...
TEMPIO. «Avere gli occhi azzurri per vedere il mondo con i colori del cielo e del mare», se non fosse però che gli occhi con i quali vediamo le cose sono spesso di un altro colore. Parola di Cinaski, al secolo Vincenzo Costantino, poeta milanese tra i più conosciuti della scena nazionale che, con un apprezzatissimo recital-concerto nel chiostro degli Scolopi, ha tenuto a battesimo Arsdegna. Un debutto esaltante e molto promettente, visto che Cinaski ha letteralmente incantato chi era presente, dimostrando che la poesia può essere compatibile anche con gli interessi e i gusti di un grande pubblico.
Il fatto di avere poi gli occhi marroni (e Cinaski ha ammesso di averli così) e di vedere di conseguenza il mondo secondo quel determinato impulso cromatico porta inevitabilmente la poesia ad esercitare le armi dell’ironia e della prospettiva divertita di chi guarda il mondo con l’aria di non volersi rassegnare alle sue storture, anche se la coscienza gli impone di non trasfigurarlo di una virgola. Nella bella serata regalata al pubblico tempiese da Arsdegna e da Alessandro Achenza che ha fatto gli onori di casa, Cinaski ha presentato uno spezzone significativo del suo ricco repertorio lirico, cantando il tema dell’assenza e calcando con garbata veemenza i toni di una poesia che si può definire civile. L’impegno di Cinaski è però quello del disilluso, che trova consolazione nel potere delle parole e nell’effetto che le loro artificiose combinazioni sanno creare. E così da intrecci di parole proposte con studiata casualità dal pubblico possono nascere poesie superbe, a dimostrazione del fatto che le parole non sono mai neutre e prive di vita e che la loro fortuna dipende dall’uso a cui sono destinate. Chi ha scoperto Cinaski per la prima volta vi avrà sicuramente trovato un artista che fa della battaglia contro i luoghi comuni della vita il credo più intimo della sua poesia. E forse proprio per questa ragione sono poche le poesie d’amore che ha scritto. «Una ogni tre o quattro anni», ha confessato. Di amore, comunque, parlavano in parte le canzoni che, accompagnate dalla chitarra di Daniele Porta, hanno dato una piacevole impronta musicale al reading. Per niente casuale è stata la scelta di Tom Waits, Sergio Endrigo e De Gregori, autori amabilmente malinconici, come sono, tutto sommato, i racconti lirici di Cinaski. (g.pu.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
