L’ex assessore diventa sacerdote «Sì, è questa la mia missione»
Calangianus. Antonio Dibernardo, 38 anni, in partenza per Piacenza: frequenterà il collegio Alberoni «Alla base della mia scelta, l’esperienza trascorsa nel gruppo giovanile di volontariato vincenziano»
CALANGIANUS. «Miglior modo per concludere le feste popolari nella nostra parrocchia non poteva esserci. Vi comunico che Antonio Dibernardo, domani partirà per Piacenza per frequentare il Collegio Alberoni, dove si formano i futuri missionari. Ha deciso di diventare sacerdote dei Padri della missione, congregazione vincenziana. Per lui, ora, la nostra comunità non può che pregare ed esser lieta ed orgogliosa della sua scelta».
Queste parole pronunciate dall’altare alla fine della liturgia dal parroco don Umberto Deriu sono state seguite da un affettuoso vibrante applauso. Antonio Dibernardo che cantava nel coro “Santa Giusta, si era spostato nel presbiterio e ha risposto con un inchino. Sull’altare, con don Deriu, l’amico fraterno Padre Paolo Asara, missionario vincenziano, don Giuseppe Inzaina e don Giovanni Pittorru.
La notizia era già trapelata nei giorni scorsi, perché Antonio , 38 anni, laureato in economia commercio a Firenze, aveva comunicato a chi lo conosceva la sua decisione. Ben voluto e ben conosciuto in paese, figlio di un ex giocatore dei tempi della D, per 5 anni dinamico assessore con il sindaco Antonio Scano, è stato fra i promotori, da studente, del Gruppo giovanile volontariato vincenziano, in cui sono nate alcune vocazioni. Da assessore si era battuto per un nuovo edificio ove ospitare il centro di aggregazione giovanile, era stato fra i promotori di “Contiamoci” , della “Maschera gaddhuresa” e di molte manifestazioni sociali e culturali.
Ha salutato i tanti amici in pizzeria. «Gli anni della vita nel Ggvv - ha detto- mi hanno profondamente segnato. Di fronte a certe domande, non volevo rispondere. Ero molto impegnato: gli studi, il lavoro, gli amici e i tanti eventi che si sono organizzati per il nostro paese. Però, quelle domande lasciate così, senza risposta, si sono all’improvviso ripresentate. Non potevo più rinviare, dovevo rispondere. E dopo un’attenta riflessione, la decisione. Nell’azienda dove lavoravo si doveva tagliare qualche unità. Non dovevo essere io, ma alla fine la mia scelta ha risolto molti problemi. Per me sono stati importanti gli anni di formazione nel gruppo di suor Giovanna a contatto con missionari, raccogliendo fondi e vestiario con lotterie, mille iniziative da spedire in missione. Ringrazio tutti, parto con il cuore lieto».
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