Contro la paura alluvione Olbia riaccende le ruspe: nel mirino la rampa del Nespoli
Proseguono gli abbattimenti delle opere che mettono a rischio la sicurezza della città. E intanto è polemica per l'allerta meteo con codice rosso scattata nel week-end. Botta e risposta tra i Riformatori e l'assessore Russu
OLBIA. Sono rimaste in letargo per quasi due anni. Ma ora le ruspe del Comune mettono il turbo. Il sindaco Gianni Giovannelli ha ordinato di demolire tutte le opere che rischiano di far finire sotto l'acqua la città. Il piano di abbattimenti è pronto, studiato con i tecnici comunali e gli esperti. Nel mirino la rampa che costeggia lo stadio Bruno Nespoli, opera pubblica voluta dalla provincia di Sassari negli anni Novanta. Non solo uno spreco di denaro, ma un reale pericolo per Olbia.
I ponti demoliti. Sotto i colpi di benna sono già finiti il ponte di via Vittorio Veneto, ricostruito in tempi record dopo l'alluvione del 2013 e sbriciolato dalle ruspe la sera del primo ottobre, quando passò su Olbia il ciclone Mediterraneo. Demolito anche il sovrappasso di Sa Fossa, a monte del rio Siligheddu.
La bretella del Nespoli. Dell'elenco di "opere incongure", termine con cui il Piano per la mitigazione del rischio idrogeologico indica le opere inutili e pericolose, la più imponente e impegnativa è la bretella che passa al fianco dello stadio. Per abbatterla sarà necessario anche chiudere una delle uscite della strada che da via Vittorio Veneto porta in via Roma.
La polemica sull'allerta. Scampato il pericolo della seconda alluvione in dieci giorni, è polemica sull'allerta con codice rosso. Chiuse per due giorni scuole, uffici, sgomberate le case ai piani terra nei quartieri a rischio. "Non si può continuare a fermare la Sardegna con false allerta meteo - attacca il coordinatore regionale dei Riformatori, Michele Cossa -. Sulla sicurezza non si scherza, ma tenere in scacco una intera isola per due gocce di pioggia mi sembra troppo". Gli risponde l'assessore comunale alla Protezione civile Ivana Russu. "In Sardegna manca la cultura della protezione civile e per fortuna l'attuale giunta regionale ha rivoluzionato tutto dall'alluvione del 2013. Esiste un manuale operativo delle allerte e ogni Comune sa cosa deve fare e quando. Ciò che afferma Cossa posso accettarlo come lamentela dal cittadino, ma non da chi, per impegno politico, ha il ruolo e il dovere di portare avanti la cultura della protezione civile"
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