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Olbia

Il Consorzio è senza alternative: impossibile chiudere la discarica

Il Consorzio è senza alternative: impossibile chiudere la discarica

Il Cipnes, gestore degli impianti di stoccaggio e di trasformazione della frazione umida a Spiritu Santu: «Lasciare l’area costerebbe tanto e nessuno offre un nuovo sito. Importante far bene la differenziata»

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OLBIA. La discarica della discordia resterà aperta. Ma non è un dispetto agli abitanti di Murta Maria ma l’effetto convergente di due amare realtà: 1) non si può chiudere una discarica dall’oggi al domani, per problemi di vario genere che coinvolgerebbero intere comunità galluresi oltre che procurare costi che superano il centinaio di milioni di euro; 2) non esiste, una volta che si volesse anche chiudere quella sede alcun altro sito di stoccaggio nel territorio perché nessun comune se ne vuole fare carico. Ieri il Cipnes , che è l’ente che gestisce la discarica di Spiritu Santu, ha convocato una conferenza stampa per chiarire alcune cose relative al sito, dopo le proteste della popolazione di Murta Maria che è stanca di sopportare i miasmi da qualcosa come 35 anni er dopo l’intervento dell’assessore comunale all’ambiente giovanna Spano, relativamente alla differenziata e al conferimento della frazione umida. La conferenza è stata condotta, al fianco del vicepresidente Giovanni Maria Raspitzu, dall’amministratore della provincia Giovanni Carta. «La Provincia e il Cipnes – ha detto Carta – sono disponibili a far visitare i siti ad associazione e agli abitanti della frazione. Ma occorre smettere di pensare che il Cipnes sia la causa di tutti i mali. Intanto occorre ricordare che in quella zona ci sono tre siti: la discarica consortile, quella del comune chiusa da 24 anni, e il depuratore. In ogni caso stiamo lavorando per cercare di eliminare il più possibile la fonte del disagio, e cioè gli odori spiacevoli».

Il Cipnes vuole operare in due direzioni: far in modo che i 18 comuni che conferiscono facciano la raccolta dell’umido tutti i giorni, in modo che il materiale in arrivo non puzzi tanto e, poi, far sì che tutto il sistema che sovraintende alla trasformazione della frazione umida avvenga in strutture coperte, in modo che l’odore resti all’interno. «Il motivo della chiusura completa dell’area dove si trovano i macchinari serve anche per un altro motivo – ha detto l’ingegner Miorelli del Cipnes – e cioè per sfruttare al meglio la frazione umida nel progetto che stiamo portando a compimento: utilizzare l’umido per la produzione del biogas , fonte d’energia naturale e non inquinante che servirà sia la zona industriale che la rete del gas cittadina».

«Ci muoviamo in una situazione di provvisorietà anche perché manca dalla Regione il piano regionale – dice ancora Giovanni Carta –. Noi abbiamo concluso il piano di caratterizzazione che servirà a impostare la bonifica dei siti e la riqualificazione. Ma l’impianto per trattare l’umido continuerà ad esistere. Per questo è importante il lavoro dei comuni che stanno migliorando sempre più, a cominciare dai formidabili risultati di Olbia, la raccolta differenziata. In modo che poi la costruzione di un termovalorizzatore nel sassarese, possa servire a eliminare i rifiuti e allo stesso tempo a ridurre al minimo lo stoccaggio in discarica» . (en.g.)

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