«Bimbi protagonisti del proprio futuro»
La giornata del benessere psicologico celebrata a Tempio: due progetti di giustizia riparativa con scuola e carcere
TEMPIO. La partecipazione dei ragazzini alla vita e alla crescita della comunità e l’impegno dei detenuti in un processo di recupero sociale e della propria vita percorrono lo stesso binario: la collaborazione nel lavoro inclusivo. Questa attività si chiama giustizia riparativa. Ovvero, «la comunità che risponde ai bisogni di sicurezza e benessere di e per se stessa», come precisa il tema della giornata che la “settimana del benessere psicologico in Sardegna” ha promosso a Tempio Pausania per iniziativa congiunta dell’Università di Sassari, il Comune di Tempio e la Casa di reclusione di Nuchis. «Una sinergia – spiega Patrizia Patrizi, ordinaria di Psicologia giuridica nell’ateneo sassarese – che ha lo scopo di analizzare da più fronti sociali le necessità di sicurezza e benessere di tutta la comunità».
Per mettere a frutto questi obiettivi nel territorio, gli operatori cercano di dare corpo ad alcuni progetti. Uno è generato dalla stessa università. Una prospettiva, spiega il coordinatore dell’Unità operativa di ricerca e del servizio riparativo e di ascolto dell’ateneo Gian Luigi Lepri, «che speriamo di realizzare la prossima primavera, attraverso un progetto di ricerca-pilota sull’utilizzo degli spazi urbani e sociali negli aspetti interelazionali a Tempio, coinvolgendo la città e le scuole».
L’altro progetto è nelle aspettative di Giampaolo Cassitta, referente giustizia riparativa del servizio riparativo e di ascolto Sardegna: «Siamo partiti dall’idea di dire al detenuto “tu devi fare qualcosa, proviamo insieme a ricostruire”. Lo abbiamo sperimentato con successo in tre carceri sarde, impegnando i detenuti con la realizzazione di prodotti». Ora Cassitta e i suoi collaboratori puntano sulla possibilità di potere utilizzare un centinaio dei 1200 ettari di Surigheddu, un terreno nel territorio di Alghero. «La legge – spiega Cassitta – prevede che il detenuto possa restituire qualcosa alla comunità: gli diciamo “scendi dalla branda, fai qualcosa”. Un passaggio utile anche per eliminare la recidiva».
Uno scenario sul quale domina (o, almeno dovrebbe) l’azione preliminare, il necessario lavoro sulla prevenzione, ha sottolineato il sindaco Andrea Biancareddu. Proprio da questi presupposti parte il lavoro sui ragazzi sul quale si è soffermata Pia Haudrup Christensen, docente di Antropologia e studi sui ragazzi dell’Università di Leeds. «La conoscenza locale dei bambini è un capitale. I ragazzi prendono coscienza della loro integrazione nei luoghi e vogliono essere parte dei processi di decisione. Ma ne sono invece esclusi a causa dell’età. Spesso noi adulti pensiamo che i ragazzi siano disinteressati alla vita della comunità. Occorre maggiore collaborazioe inclusiva».
Analogo il ragionamento applicato alla detenzione. «Ci siamo domandati come far diventare il luogo di pena una risorsa – osserva la direttrice della Casa circondariale Carla Ciavarella –. Abbiamo cominciato ad ascoltare i detenuti senza dare nulla per scontato. Chiediamo loro periodicamente come si trovano, quale giudizio danno dei servizi forniti, insomma, pensiamo all’evento umano».
Nel pomeriggio, nella casa circondariale, dopo la sesta conferenza riparativa, è stato inaugurato l’anno accademico: sono 24 gli studenti ospiti della Casa di reclusione. Alla cerimonia hanno preso parte gli psicologi consulenti del Servizio OrientAzione e dello sportello RiparAscoltando istituito nell’Osservatorio sociale sulla criminalità del Dipartimento PolComing dell’università di Sassari.
L’incontro tra la comunità universitaria e quella penitenziaria ha confermato l’intento comune di «accompagnare in percorsi di integrazione responsabile, e il sostegno all’impegno di chi ha deciso di investire il tempo della pena nella cura della propria formazione». (gpm)
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