Il grido di una madre: «Voglio soltanto rivedere i miei figli»
La dolorosa storia della donna raccontata su Facebook Interviene l’avvocato difensore: «Uno sfogo giustificabile»
OLBIA. Facebook è diventata la piazza virtuale su cui è finita una triste storia di separazione tra coniugi, di decadenza della potestà genitoriale per una madre di Olbia che porta a conoscenza nel social il suo dolore perché da anni non può vedere i figli (una di sei anni ora, gli altri di 14 e 12 anni) e inserisce le foto dei momenti felici vissuti con loro. Epilogo, provvisorio, di una denuncia di uno dei figli più grandi e dell’apertura di un procedimento penale, ancora alle indagini preliminari, e dopo un provvedimento del tribunale dei minori di Sassari. «La vicenda – ricorda l’avvocato della donna, Maria Paola Oggiano che ne cura gli interessi con il collega Maurizio Diomedi – ha avuto come prologo una separazione tra coniugi e una contesa economica per la gestione e amministrazione di una società; ma anche una serie di atti intimidatori subiti dalla madre la quale puntualmente, portava all'attenzione dell'Autorità Giudiziaria, soprattutto per accertarne la paternità. Nel frattempo interesse primario della madre restavano i suoi figli, tanto chè, per dedicare maggiori attenzioni, chiudeva la sua avviata attività commerciale. Questa nuova e forte presenza materna nella vita dei bambini, fa scattare una forte tensione tra coniugi che porterà la madre a far intervenire le forze dell'ordine e a segnalare con numerose querele i fatti via via accaduti».
A quel punto la mamma chieda il sostegno all’Associazione Prospettiva Donna. «Nei mesi successivi, la madre diventa vittima anche di atti persecutori – prosegue l’avvocato –: tutti denunciati in quanto assai gravi e di chiaro carattere intimidatorio, ma dei quali però ad oggi, ancora nessuno ha dato riscontro». Quindi una svolta nella storia. «Improvvisamente – sottolinea la Oggiano – , senza che mai prima ci fossero segni di sofferenza tra i minori, una acre battaglia giudiziaria, dove si parla di abusi e trascuratezza, combattuta su diversi piani, che allontana i figli dalla madre con la quale avevano sempre vissuto; prevedendo comunque per la stessa la possibilità di vederli e trattenersi con loro presso una struttura pubblica in modalità protetta; là dove viene relazionata la serenità e la gioia delle parti a detti incontri. Ogni prescrizione che l'AG ha imposto alla madre con la finalità di meglio rapportarsi con i minori è stata adempiuta, presso strutture pubbliche, ciò al fine di mantenere saldo il legame con i suoi figli». Gli incontri si sono svolti per qualche tempo nel Centro Famiglia, con la presenza degli assistenti sociali. «Ma a un certo punto – ricorda l’avvocato – lui non li ha più portati. Il giudice a quel punto ha stabilito che gli incontri fossero videoregistrati ma non ci sono strutture di questo tipo a Olbia, l’unico posto sarebbe Cagliari ma sarebbe stato impensabile farlo una volta alla settimana. Ora però c’è una nuova istanza per riprendere gli incontri protetti a Olbia, senza registrazioni. Del resto le relazioni sugli incontri precedenti sono state sempre positive».
«Va aggiunto – chiude la Oggiano – che il compagno della madre non è stato nemmeno sfiorato dall'indagine giudiziaria; l'altra persona coinvolta è solo un amico che ha tentato di aiutarla nei tanti momenti di paura. La versione dei fatti fornita dalla madre non è accattivante né avvincente, non si dimentica di riferire alcunchè, né tantomeno promette a chi avesse interesse, la visione di carte e sentenze, è solo il grido disperato di chi chiede di rivedere i figli, così come gli altri familiari materni dei bambini, anche loro ignorati. Una donna che trova consolazione in chi, su internet, la ricorda premurosa e presente con i bambini, al mare e in altre attività. A questo è servito il suo sfogo, a ricordare a sé stessa e agli altri, che lei è una madre».
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