La Nuova Sardegna

Olbia

Raccolta delle cozze, via libera dopo lo stop per l’alluvione

di Antonello Palmas
Raccolta delle cozze, via libera dopo lo stop per l’alluvione

Ieri una doppia ordinanza del sindaco dopo gli esami negativi. Resta fuori solo l’area di Seno Cocciani Il Consorzio: tra la morìa per il caldo e il blocco una stagione straordinaria è diventata un disastro

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OLBIA. Il settore della mitilicoltura può rimettere la testa fuori dall’acqua. Due ordinanze del sindaco, distanziate tra loro di qualche ora, hanno quasi totalmente annullato la sospensione della raccolta e commercializzazione delle cozze adottata da Gianni Giovannelli il 3 ottobre, dopo la nuova alluvione del primo del mese che aveva portato all'interno del golfo materiali di ogni tipo, compresi agenti in qualche modo inquinanti, e quindi anche nelle aree in cui sono insediati gli allevamenti di mitili. Ieri l’attesa svolta: dapprima l’ordinanza in cui si precisava che le cozze provenienti dall'area di Cala Saccaia, in base agli accertamenti dell’Istituto zooprofilattico di Sassari del 12 ottobre, potevano essere nuovamente raccolte e commercializzate; nel pomeriggio il via libera anche per “Isola del Cavallo”, “Scoglio di Mezzocammino” e “Foci del Padrongianus”, dopo gli esami di ieri. A questo punto resta ancora esclusa solo la zona di “Seno Cocciani”.

Il presidente del Consorzio molluschicoltori, Mauro Monaco: «Le analisi hanno quasi subito escluso la presenza di idrocarburi, che comunque (restando a galla) non interessano quasi mai le cozze. L’altro parametro riguardava le biotossine, anche se l’alluvione difficilmente le genera, ma lo stop era un atto dovuto. Diverso il discorso dei colifecali: l’impatto si ha di solito nelle primissime giornate. Già un paio di giorni dopo i valori erano tornati nella norma. Quando anche l’ultimo fuorinorma accertato è rientrato, è scattata l’ordinanza di riapertura».

Era l’unico problema reale, inevitabile in situazioni come questa. Ma come nasce si dissolve con le correnti e le maree. «Da chiarire che le cozze di Olbia, dopo l’alluvione, non hanno certo avuto un peggioramento della qualità – dice Monaco –. L’Asl però prende ogni precauzione, anche se sarebbe sufficiente allungare di qualche ora la depurazione per rendere perfetto il prodotto anche se questo ha assunto una carica microbica superiore al solito». Ci può essere un lato positivo in una vicenda come questa, che ha creato grossi problemi al settore. «Quando c’è un alluvione – spiega Monaco – il golfo si arricchisce di sostanza organica, elemento base per la crescita del fitoplancton, che è l’alimento delle cozze. Insomma, il prossimo anno ci potremmo ritrovare cozze migliori sotto tutti i punti di vista». Accadde già dopo il 2013, ma è chiaro che nessuno si augura che si ripeta.

Come se non bastasse, il settore è stato colpito dalla denuncia della capitaneria nei confronti di quei produttori che hanno cercato di salvare il prodotto dall’eccezionale fenomeno di riscaldamento del mare di agosto spostandolo davanti al Lido del Sole, in una zona proibita. «Nel momento migliore degli ultimi 10 anni, per qualità e quantità, è arrivata la morìa. L’obiettivo è che non ve ne sia una terza dopo quelle del 2009 e del 2015. Stiamo lavorando con Regione e autorità portuale per ottenere di poter temporaneamente utilizzare in maniera legale le zone più fresche del golfo in situazioni simili, nel caso si debbano salvare le produzioni a rischio. Si potrebbe fare estendendo l’area utilizzabile a tutti i 17 ettari classificati e non solo agli attuali 2.8 concessionati».

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