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Olbia

Concussione e falso, assolto l’avvocato

Concussione e falso, assolto l’avvocato

Cristina Cherchi era indagata insieme a due investigatori nell’ambito del processo per l’omicidio di Paoletto Oggiano

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OLBIA. L’avvocato Cristina Cherchi è stata assolta, ieri mattina, dell’accusa di concussione e falso ideologico nei confronti di una testimone processuale dai giudici del tribunale di Tempio. La professionista olbiese, che doveva rispondere delle accuse con due coimputati, gli investigatori privati Antonio Barbato e Claudio Carta, (anche loro assolti), dovrà ora sottostare al giudizio dei colleghi del consiglio dell’ordine. Gli atti processuali, infatti, sono stati trasmessi al consiglio dell’ordine forense di Tempio, per le valutazioni del caso, dal collegio giudicante presieduto da Gemma Cucca che ha accolto la richiesta avanzata dal pubblico ministero Angelo Beccu.

La complessa vicenda che aveva portato l’avvocato Cristina Cherchi davanti ai giudici risaliva al 2010, quando il legale olbiese aveva assunto la difesa di un indagato, l’ottantatreenne Martino Vargiu, accusato dell’omicidio di uno skipper olbiese, Paolo Oggiano. In quella veste l’avvocato Cherchì attivò legittimamente una serie di indagini difensive che furono affidate ai due ex appartenenti alle forze dell’ordine, l’ex sottufficiale dei carabinieri Antonio Barbato e l’ex ispettore di polizia Claudio Carta. L’avvocato Cristina Cherchi e i due investigatori privati, stando alle accuse cadute ieri in aula, avrebbero fatto pressioni indebite su una neuropsichiatra affinchè dichiarasse l’incapacità di intendere e volere dell’imputato, all’epoca ricoverato in una casa di cura a Padru, già dichiarato perfettamente sano di mente dal consulente d’ufficio. La neuropsichiatra raccontò di questo incontro in una missiva spedita alla corte d’appello di Sassari, missiva che avviò una serie di processi che coinvolsero l’avvocato Cristina Cherchi e il pm che portava avanti l’accusa, Elisa Calligaris (oggi non più in servizio a Tempio), che aveva iscritto Cristina Cherchi sul registro degli indagati, condotto lei stessa le indagini (compresa la richiesta di rinvio a giudizio) e disposto la perquisizione personale del sostituto processuale in udienza (un legale che in aula sostituiva Cristina Cherchi), alla ricerca del documento che comprovasse l’avvenuta concussione del teste. Documento che venne invece spontaneamente prodotto da Cristina Cherchi la quale denunciò il pubblico ministero per abuso di potere e perquisizione arbitraria. Il processo avviato a Roma contro il pm Elisa Calligaris si era concluso in primo grado (e ora prosegue in appello), nel 2012, con l’assoluzione del magistrato, ieri il procedimento che diede vita all’intera vicenda si è chiuso con l’assoluzione del legale. Una richiesta, quella assolutoria, che è stata avanzata dal pm Angelo Beccu ed è stata ripresa con vigore dai difensori di Cristina Cherchi, i penalisti nuoresi Mario Lai e Pasquale Ramazzotti, i quali hanno ricordato come l’azione della loro assistita era prevista dalla legge a tutela dell’imputato. (red.ol.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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