Olbia, amarcord Tavolara: le gite in barcone negli anni ’50
I ricordi di zia Anna «Boccia», la storica tabaccaia di piazza Regina Margherita: «Bellissimo arrivare nell’isola e tuffarsi, meglio che fare il bagno a Mogadiscio»
OLBIA. I costumi erano alla moda. I borsoni pieni di panini e angurie succulente. E poi c’era una barca, bella capiente, che dal molo Brin a Olbia ti portava dritto su quella strana montagna sul mare, Tavolara. I pionieri delle gite in barcone erano loro: giovani olbiesi un po’ stufi della monotonia dei tuffi a Mogadiscio o all’isola di Peddone.
Tra questi giovani ribelli non poteva che esserci anche lei, zia Anna «Boccia» Spano, 82 anni, la storica tabaccaia di piazza Regina Margherita. «Noi Tavolara la giravamo tutta. E dovevate vedere Punta Timone, bellissima. Purtroppo ora non ci si può più andare» racconta oggi. La memoria di Anna «Boccia» è più che altro un database dell’olbiesità. E così conserva ricordi precisi anche sulle prime gite in barca a Tavolara. Ricordi corredati da un album di fotografie in bianco e nero targato anni Cinquanta.
Sapore di sale. La guerra era finita. Olbia non si chiamava più Terranova. E fu in quel periodo che tra gli olbiesi crebbe la voglia di vivere il mare. Per farci il bagno, per passarci la domenica.
«Io sono sempre stata appassionata di mare, ho imparato a nuotare a 10 anni – racconta Anna Spano -. Il bagno lo facevamo a Mogadiscio. Ci andavamo a piedi oppure ci portavano i barcaioli, che partivano da piazza Crispi. Ma il bagno lo facevamo anche all’isola di Peddone o a Punta is Taulas. Ma a volte non ci bastava, quindi andavamo a nuoto all’Isola di Mezzo oppure a fare i tuffi all’Isola Bianca».
Più tardi, poi, la scoperta dei colori che hanno reso famosa la Gallura. «Per vedere il mare bello andavamo in treno a Marinella o a Cala Moresca – continua lei -. Ma ricordo anche la prima volta che vidi Pittulongu. Passammo da Cala Saccaia perché ai tempi la strada non ci arrivava. I suoi colori erano straordinari».
Montagna sul mare. Ma in quel periodo si decise anche di scoprire quella strana isola che tutti vedevano ma su cui in pochi ci mettevano piede.
«La prima volta che ci andai fu nel 1948. Alcune famiglie olbiesi avevano organizzato una gita in barca per andare a vedere Tavolara – ricorda -. La svolta arrivò però a metà degli anni Cinquanta, quando qualcuno mise a disposizione un barcone. Si pagava un biglietto e si partiva dal molo Brin. Eravamo giovani. Tanti olbiesi, ma alcuni venivano da fuori». Mentre racconta Anna «Boccia» indica le foto scattate da Nello Di Salvo e poi vendute al Corso: «Questo, per esempio, è il padre di Biancareddu, l’attuale il sindaco di Tempio».
Le grandi gite. L’organizzazione era genuina. «Ci portavamo i paninetti con le uova sode. Poi angurie, formaggio, cotolette – svela Anna Spano -. I barconi facevano il giro completo. Vedevamo i delfini, le capre, ma non siamo mai riusciti a vedere la foca monaca. Solitamente pranzavamo a Spalmatore, dove c’è la famiglia Bertoleoni. Erano persone molto alla mano. Ma la cosa bella è che noi Tavolara la vedevamo tutta – ricorda ancora Anna Boccia – . Scendevamo in diversi punti per visitarla, per farci il bagno e anche per farci le fotografie. E ci divertivamo, eravamo tutti molto amici».
Ulisse e il Papa. Zia Anna «Boccia», e chi come lei ha vissuto quegli anni, ha avuto la fortuna di conoscere quegli angoli di Tavolara oggi off limits, tra zona militare e area protetta. «Andavamo sull’arco di Ulisse, subito dopo Punta Timone. Era imponente, meraviglioso – racconta divertita -. Poi salivamo anche su al castello, che in realtà è il vecchio faro. Ma anche nella grotta del Papa. Ci arrivavamo a nuoto e dentro ci facevamo le foto».
Da buona amante del mare Anna Spano ha sempre continuato ad andare a Tavolara. «È normale avere nostalgia di quei tempi. Comunque ci sono sempre tornata, però partendo da Porto San Paolo. L’ultima volta 8 anni fa».
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