Calangianus, folla per ricordare i caduti
Una processione con 150 persone, momenti toccanti. Sono stati ricordati tutti i morti del paese
CALANGIANUS. Le circa 150 persone che si sono trovate davanti al monumento ai caduti in piazza del Popolo, mercoledì alle 19, hanno confermato che la celebrazione della giornata delle forze armate e dell’unità nazionale, la tradizionale festa del IV Novembre dei nostri padri, è ben radicata nell’animo della cittadinanza.
La manifestazione promossa dai pochi soci, eredi dello spirito dell’ex sezione ex combattenti e reduci fondata nel 1919, ha avuto inizio con l’ingresso di autorità, stendardi e corona nella chiesa parrocchiale per la messa in suffragio di tutti i caduti delle guerre celebrata da don Umberto Deriu, concelebrante il parroco emerito don Giuseppe Inzaina. Don Umberto nell’omelia ha accostato il sacrificio dei caduti al sacrificio di Cristo offerto per portare la pace al mondo: «Così noi oggi, nel 2015, dobbiamo essere promotori di pace in ogni ambiente a partire dal nostro paese ed dalla famiglia».
Poi il corteo è sfilato con la corona, le bandiere storiche della sezione e il gonfalone del Comune per via Ferracciu mentre la banda musicale suonava il Piave. Deposta la corona davanti al monumento ai caduti, impartita la benedizione, Marinella Dipellegrini ha cantato l’inno nazionale. Il sindaco Gioamrtino Loddo, cui è stato ricordato che il primo vicepresidente della Sezione ex combattenti era stato il nonno Gioamartino Scampudddu, ha ringraziato «i silenziosi ma tenaci soci che ogni anno lavorano per una celebrazione che è alla base di quel senso di solidarietà e di condivisione che in questi anni Calangianus sta evidenziano in molteplici iniziative».
Poi è stato letto un dettagliato elenco dei caduti, con nomi, provenienza familiare, corpo di appartenenza, causa di morte, luogo di sepoltura, memorie dei familiari. A descrivere il clima del paese del 1915 i versi dei poeti dialettali che manifestavano i sentimenti di chi partiva al fronte. Evidenziato il dramma degli emigrati che per non essere disertori rientrarono dall’America e poi morirono. I versi di un poeta di oggi, Giovanni Piredda, ha immaginato con “Riccuendi” le attese e le memorie di un fante al rientro a casa. Infine i caduti più giovani, i dispersi , i primi soldati morti al fronte (Pietrino Manca, Antonio Careddu), l’eroico medico Manlio Corda sul Podgora e il sacrifico del medico Pasqualino Pasella che morì curando i prigionieri austriaci colpiti dall’epidemia di tifo. (p.z.)
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