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«La vera riforma? Tutte le istituzioni con sede a Ottana»

«La vera riforma? Tutte le istituzioni con sede a Ottana»

OLBIA. Tante riforme (istituzionali, giustizia, sanità, scuola, regioni, province), ma sono quelle necessarie per invertire la tendenza di un Paese sull’orlo della crisi? «Non pare siano stati...

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OLBIA. Tante riforme (istituzionali, giustizia, sanità, scuola, regioni, province), ma sono quelle necessarie per invertire la tendenza di un Paese sull’orlo della crisi? «Non pare siano stati attuati i provvedimenti necessari per correggere gli esuberi di personale in diversi ambiti lavorativi o siano statia previsti i finanziamenti indispensabili», è il parere di Peppino Mela (nella foto), chirurgo ortopedico, primario all’ospedale Giovanni Paolo II. Meno efficaci in Sardegna, «che presenta deficienze singolari, strutturali e funzionali», specifiche e di non facile: dalla densità abitativa al costo elevato dell’energia, dalle carenze della viabilità all’abbandono scolastico. Ma il nodo sostanziale da affrontare nell’isola, è sempre l’opinione del primario di ortopedia, è l’esigenza di «facilitare i rapporti tra cittadino e Stato centrale, tra cittadino e Regione (comunicazione, informazione, digitalizzazione, data della richiesta e tempo della risposta) che risulta significativamente deficitaria».

Come affrontare il problema nella Regione Sardegna? «Si potrebbe – analizza il medico –, proprio adesso che si è proceduto a modificare le funzioni del Senato, abolire le Province, accorpare le Asl e non si tarderà con prefetture, questure, uffici scolastici, soprintendenze, e così via, prospettare una riforma che permetta a tutti i sardi di vedere "centralizzate" le loro istituzioni e facilitati i loro rapporti con le stesse». La crisi, dice Peppino Mela, «coinvolge tutta l'isola, ma in alcune zone dell'interno, soprattutto nel centro-nord, presenta caratteri di maggiore gravità. Chi abiti e lavori lontano da Cagliari vive da sempre difficoltà straordinarie, di ogni genere, in tutti i campi: i costi, le distanze, le difficoltà di collegamento, lo stress». Abolite le Province, istituita l’Asl unica, sarebbe sufficiente? «Forse si farebbe qualche risparmio, ma di sicuro si continuerebbe a tenere lontani i sardi dalle istituzioni centrali. Si realizzerebbero le sedi distaccate, ma tutte le redini di comando resterebbero definitivamente accentrate a Cagliari».

Allora che fare? Ecco la strada che suggerisce Peppino Mela. «Si potrebbe ipotizzare Ottana, dove già esiste una viabilità accessibile dal resto dell'isola. Questo sarebbe il vero Piano Marshall di rinascita della Sardegna. Abolite le province, finalmente si avrebbe una sede regionale proprio lì, al centro Sardegna, con la sede del Consiglio regionale, degli assessorati, Corte d'appello, Tar, i comandi regionale delle forze dell’ordine, di tutte le sedi istituzionali: insomma, tutti finalmente più vicini, in tutti i sensi, a tutti i territori e a tutti i sardi». A Cagliari tutte le sedi distaccate e la città continuerebbe a sviluppare comunque tutte le potenzialità e il ruolo grande centro di riferimento che oggi rappresenta».

Proposta che, riconosce Mela, verrebbe «contrastata dalla burocrazia e dalla tecnocrazia che governa Cagliari e la Sardegna». La via d’uscita? «Solo un referendum popolare, sostenuto da quella parte dell’isola finora trascurata, potrebbe mettere i sardi nelle condizioni di vedere rispettate le loro esigenze».

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