L’insegnante di sostegno? Un’attesa già lunga 2 anni
Il caso di un bambino con deficit dell’attenzione che frequenta la 3ª elementare La madre: «Ora attraversa un momento difficile e non vuole più andare a scuola»
OLBIA. Soffre di un deficit dell’attenzione e ha bisogno di un insegnante di sostegno (così come prevede la legge 104), ma a distanza di due anni continua a non avere nessun tipo di aiuto in classe. La storia è quella di Francesco (nome di fantasia), un bambino di 8 anni che frequenta la terza elementare. La racconta la sua giovane madre.
«Mio figlio soffre di un deficit dell’attenzione che provoca iperattività, oppositività, provocatorietà. È un bimbo intelligentissimo e non ha ritardo mentale, ma per la sua patologia è necessario un docente di supporto. Lo attesta la certificazione medica che ho fornito alla scuola anche il 17 novembre dell’anno scorso, senza raggiungere alcun risultato. Anzi. In quell’occasione la dirigenza scolastica mi ha detto che quel pezzo di carta non bastava: occorreva pure la valutazione del livello congnitivo, senza la quale non si sarebbe potuta inoltrare nessuna richiesta. Sono convinta che non ce ne fosse bisogno, visto che avevo già presentato un certificato dettagliatissimo rilasciato dalla clinica neuropsichiatrica infantile di Cagliari, ma non mi sono tirata indietro. Che cosa ho ottenuto? Nulla. L’insegnante di sostegno non è mai arrivata e a due mesi dall’inizio del nuovo anno scolastico non ci sono certezze. Credo che questa situazione sia assurda e inaccettabile: sembra quasi che si vogliano a tutti i costi allungare i tempi, negando i diritti di assistenza al mio bambino, quando c’è invece un problema evidente e certificato».
Un problema che la madre di Federico aveva intuito appena il figlio aveva cominciato a frequentare la prima elementare. «Qualcosa non andava, e io l’avevo capito. Ma le insegnanti non hanno fatto altro che ripetermi che il bambino era solo immaturo e che doveva crescere. Poi l’alluvione del 2013 e un lutto in famiglia, hanno fatto precipitare la situazione ed è stato in quelle drammatiche circostanze che sono venuti alla luce i problemi di Federico». Da qui le continue ma inutili richieste dell’insegnante di sostegno. «C’è di più. Ora il bambino attraversa un periodo difficile - aggiunge la madre - e non vuole andare a scuola. Ho chiesto allora, perché ritrovasse un po’ di serenità, di cambiare classe. Ma nemmeno questa richiesta, sicuramente più facile da risolvere, è stata accolta. La dirigenza scolastica mi ha invece suggerito di “cercarmi un’altra scuola”, aggiugendo che il nulla osta per il trasferimento me lo avrebbero dato subito. Una pratica da liquidare in fretta, insomma. Allora ho provato a rivolgermi ad altre scuole, con la speranza che tutte le difficoltà potessero essere superate, ma non ho trovato posto. E così, il mio Federico, continua ad aspettare che un insegnante di sostegno si occupi di lui facendogli tornare il sorriso e la voglia di andare a scuola». (s.p.)
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