Tempio, spuntano due donne dietro il pestaggio dell'agente penitenziario
Prosegue l’inchiesta dopo l’aggressione del 2 novembre. Gian Pietro Taula nega, ma lamenta «vuoti di memoria»
TEMPIO. Gian Pietro Taula, l’agente di 50 anni della polizia penitenziaria picchiato selvaggiamente vicino al carcere di Nuchis, è stato dimesso dall’ospedale e, ancora convalescente, è tornato a Loceri, dove abita con i suoi parenti.
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«Non sto bene – racconta Taula, al telefono – ho ancora vuoti di memoria e ancora oggi mi tornano in mente episodi di quel giorno che si erano come cancellati». A conferma di questi sprazzi di ricordi improvvisi, Taula, nella sua conversazione telefonica, aggiunge nuovi particolari rispetto alle dichiarazioni che aveva rilasciato alla Nuova sabato scorso, subito dopo che, prelevato dai carabinieri dall’ospedale dove ancora era ricoverato, aveva fatto su un’auto civetta dei militari il percorso compiuto il 2 novembre prima di essere violentemente picchiato con una spranga sulla Tempio-Nuchis.
«Mi sono ricordato - dice Taula - che quando sono uscito dal Circolo vicino allo stadio, dove avevo bevuto una birra in compagnia, un giovane (di cui Taula fa anche il nome, ndc), cui avevo chiesto di guidarmi sino all’incrocio di via Olbia per recarmi poi a Nuchis, mi ha chiesto dieci euro per farsi una canna. Al mio diniego sono stato picchiato per la prima volta e sono scappato in auto verso Nuchis».
Un racconto che sarebbe invece smentito, secondo alcune indiscrezioni investigative, da un’altra versione dei fatti che riferiscono di un incontro galante con una o due ragazze in un’altra parte della città, incontro non gradito da tre persone che avrebbero poi organizzato il pestaggio.
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Un pestaggio in due tempi, iniziato in Circonvallazione San Sebastiano e concluso poi a notte fonda sulla provinciale Tempio-Nuchis intorno alle 23 mentre Taula si recava al lavoro nella Casa di reclusione. La circostanza viene però categoricamente esclusa dall’interessato che ha affidato la sua tutela legale all’avvocato Marco Pistis del foro di Lanusei. Né tantomeno viene ammessa dal capitano Giovanni Bartolacci, comandante la compagnia carabinieri di Tempio che guida le indagini e che si limita a dire che si sta indagando in tutte le direzioni.
L’impressione comunque è che i militari abbiano imboccato una pista precisa per fare luce su un episodio che in un primo momento aveva allarmato non poco l’opinione pubblica e gli stessi inquirenti per la specificità dell’ambiente carcerario nel quale sembrava fosse maturato. Pur rimanendo l’episodio un gesto gravissimo, lo stesso sembra rientrato nell’ambito di un regolamento di conti per torti veri o presunti che si sarebbero potuti regolare sicuramente in maniera più civile.
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