Sanguinetti: genitori, nessuno ha colpa
Le parole del vescovo al funerale del tredicenne che si è tolto la vita. L’abbraccio della comunità
OLBIA. «Non dobbiamo giudicare. Non possiamo. Non è colpa di nessuno. E' stato il destino a volere così». Con queste parole ieri mattina il vescovo di Tempio, monsignor Sebastiano Sanguinetti, durante la celebrazione dei funerali del tredicenne che si è tolto la vita giovedì sera davanti a casa sua, ha voluto dare un messaggio a tutti. Una lunga omelia, in una chiesetta della Gallura, quella del vescovo. Centinaia e centinaia di persone hanno dato così l'ultimo saluto a un angelo volato troppo presto in cielo. C'era gente , proveniente da da varie parti del territorio, parroci da tutta la Gallura. Una gigantesca prova d'affetto per la famiglia del bambino morto in maniera così tragica. Un conforto per il padre e la madre fatto di gesti, abbracci, parole.
Come quelle nette, chiare che ha pronunciato monsignor Sanguinetti: «Ai voi, genitori, dico una cosa: non fatevi domande – ha detto il vescovo di Tempio-Ampurias –. Non chiedetevi che cosa avreste potuto fare, che cosa avete sbagliato. Non è colpa di nessuno».
Un discorso alto, profondo, fatto per cercare in qualche modo di spiegare l'inspiegabile: il suicidio di un bambino. Un bambino vivace, come tanti. E così l'hanno voluto ricordare, leggendo delle lettere, due suoi compagni, due amici che sono scossi, come tutti. Parole toccanti, che hanno commosso la folla presente in chiesa e poi in cimitero, per l'ultimo viaggio terreno del tredicenne.
Non ci sono domande, non ci saranno mai risposte. Il suicido resterà sempre insondabile, per la scienza e per la religione. Un religioso ha scritto, dopo aver appreso la tragica notizia della morte del bambino: «E all'improvviso è arrivato l'inverno e siamo stati sommersi nel buio. Siamo sospesi, senza capire nulla, con le nostre gambe che tremano e i nostri cuori che battono forte. Tante domande che non hanno risposta. Ci sentiamo, mi sento, così piccoli. Un grande silenzio ci avvolge, ma non il silenzio rassicurante del grembo materno: il silenzio doloroso e oscuro della nostra esistenza. Da questo buio, Signore, la mia preghiera senza parole, piena di tante domande, piena di un grande dolore».
Non giudicare, ma rispettare. Una ragazza, a sua volta, ha scritto: «Il silenzio è d'oro». Ora è il momento della riflessione, silenziosa. Della vicinanza a chi sta soffrendo, provando un dolore indicibile.
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